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Il punto
30 aprile. Referendum: Musharraf resta o se ne va? Un referendum popolare, il 30 aprile, dirà se il generale Pervez Musharraf resterà alla guida del Pakistan oppure dovrà andare via. La notizia è stata data dalla radio pubblica pachistana. Se la maggioranza dei votanti dirà "sì" l'attuale presidente resterà in carica per cinque anni. Musharraf aveva promesso elezioni parlamentari prima di ottobre.
Attualità. Dopo l'11 settembre 2001
16 gennaio 2002: la visita di Powell Il segretario di stato americano Colin Powell è giunto a Islamabad, prima tappa di una sua missione nell'area tesa ad allontanare il rischio di una guerra tra le due potenze nucleari del sud dell'Asia, India e Pakistan. Il capo della diplomazia Usa incontrerà il presidente pachistano Musharraf e il ministro degli esteri Abdul Sattar. Dopo il Pakistan, Powell visiterà India, Afghanistan, Nepal e Giappone. Intanto si è registrato un attentato terroristico all'aeroporto di Lahore, nell'est del Paese. Due persone hanno aperto il fuoco contro la folla, ferendo 5 persone. La sparatoria avviene dopo il giro di vite di Musharraf contro l'estremismo islamico. 5 gruppi sono stati banditi, 600 loro uffici chiusi e circa 2.000 persone sono state arrestate.
La crisi con l'India Sempre alta la tensione tra Pakistan e India. La stretta di mano tra il presidente pakistano Musharraf e quello indiano Vajpayee non risolve la crisi. New Delhi accusa il governo di Musharraf di sostenere il terrorismo islamico che lo scorso 13 dicembre ha colpito il parlamento indiano in un attacco senza precedenti. Islamabad respinge le accuse ma sfrutta la crisi con l'India per ricompattare un Paese diviso dalla crisi afghana. Aumentano intanto le voci che vogliono Osama Bin Laden nascosto nel Pakistan del Nord.
Il ruolo del Pakistan nella crisi afghana Per anni ha sostenuto i Talebani in Afghanistan. Dopo laver sostenuto (controvoglia) gli Usa nella guerra al regime del Mullah Mohammad Omar guarda ora con sospetto il nuovo governo di Kabul.
Le ansie di Islamabad Il 13 novembre 2001 l'Alleanza del Nord conquista Kabul e il Pakistan alza la voce. "Il futuro dell'Afghanistan non può essere in mano ad un solo gruppo. Quella deve diventare una zona demilitarizzata". E improvvisamente viene rimesso in discussione quanto pianificato da Bush e Musharraf. I due presidenti avevano parlato nei giorni scorsi del futuro della Regione. La presa di Kabul e la fuga dei Talebani complica il progetto. Tutto questo dopo il tour diplomatico del presidente Pervez Musharraf che era stato in Iran, in Turchia e in Francia dove aveva incontrato il presidente francese Jacques Chirac. Il presidente pakistano aveva quindi concluso il suo giro di incontri con Tony Blair prima di incontrare proprio George W. Bush a margine dell'Assemblea generale dell'Onu .
Strage nella chiesa Il 28 ottobre un commando di sei uomini irrompe nella chiesa di Bahawampur (Punjab) sparando all'impazzata sui fedeli. Il bilancio è di diciotto morti e decine di feriti (di cui otto in gravi condizioni). A Quetta esplode una bomba su un autobus: i morti sono tre. Tutto il Paese sembra un'enorme polveriera. Almeno diecimila volontari corrono in soccorso dei Talebani nella guerra contro gli Usa.
Successo della missione di Powell Il 26 settembre il segretario di Stato Usa Colin Powell vola in Pakistan dove incontra il presidente Pervez Musharraf. I due sono d'accordo sul fatto che ogni futuro governo afghano dovrà includere sia membri dell'opposizione sia l'ala più "ragionevole" dell'attuale regime di Kabul. L'ha spiegato Musharraf nella conferenza stampa congiunta indetta dopo il faccia a faccia: "L'ex re Zahir Shah, leader politici, Taliban moderati, elementi dell'opposizione dell'Alleanza del Nord, anziani delle tribù, emigrati: tutti possono giocare un ruolo nel futuro governo". Powell ha continuato la missione diplomatica volando in India, per cercare di ricomporre il contrasto indiano-pachistano sul Kashmir.
Integralisti all'attacco Tensione e scontri in tutto il Pakistan il 12 ottobre, il primo venerdì di preghiera dopo l'attacco angloamericano. Un edificio governativo è stato attaccato a Karachi - la più grande città pachistana con 10 milioni di abitanti - da integralisti islamici che hanno anche dato alle fiamme un fast food, un autobus e diversi veicoli. Circa 400 persone hanno poi attaccato e incendiato un fast food della catena americana "Kentucky Fried Chicken" in un quartiere occidentale della città. Nella parte meridionale della metropoli i dimostranti hanno fermato un autobus e lo hanno dato alle fiamme, dopo aver fatto scendere i passeggeri. Un altro palazzo del governo è stato assaltato nel distretto meridionale di Lyari. Ma il governo ha schierato oltre 20 mila forze dell'ordine e il portavoce del presidente Pervez Musharraf ha detto che "tutta la situazione è sotto controllo. Si tratta di una minoranza, la gente appoggia le scelte del presidente". Che proprio il 12 ottobre celebra i due anni di governo.
I fatti, i perché. Geografia, politica e religione di un Paese
Un grande e povero Paese Oltre 130 milioni di abitanti, di etnie diverse. L'etnia predominante è quella punjabi, a danno di quelle pathan e pashtun. Molti dei conflitti interni sono dovuti alle tensioni interetniche. Lingua ufficiale è l'urdu, parlato tuttavia da meno di un decimo della popolazione. L'idioma più diffuso è il punjabi. Largamente usato è l'inglese, soprattutto negli ambienti governativi e militari.
La situazione politica Al potere dall'ottobre del 1999 c'è il generale Pervez Musharraf. Si è trattato di un golpe incruento che ha comunque suscitato la condanna delle Nazioni Unite con conseguenti sanzioni economiche. I giudici della Corte Suprema pakistana hanno dato tre anni di tempo al governo di Musharraf per realizzare un piano generale di riforme e passare la mano ad un governo civile.
L'ambiguità pakistana Per decenni il Pakistan è stato un fedele alleato degli Usa, in chiave anti Urss e anti India. Dopo il ritiro dei sovietici dall'Afghanistan, Islamabad ha sostenuto i Talebani, nella speranza di vedere al più presto un Afghanistan pacificato.
Gli interessi in gioco Il Pakistan doveva avere la possibilità di far passare i propri gasdotti attraverso il territorio afghano verso l'Occidente. Per questo ha appoggiato Kabul fino a poco fa. Ma adesso il gioco si è fatto troppo rischioso perché gli Usa minacciavano ritorsioni pesanti. Inoltre l'India ha provato subito a barattare l'appoggio a Washington in cambio di un aiuto in funzione pakistana. Per Musharraf si è trattato di scelte obbligate.
La situazione religiosa La leadership degli ulama (i "giurisperiti" della cultura islamica tradizionale) si è formata nell'India britannica tra Ottocento e Novecento in antitesi alla presenza coloniale. Contrari da sempre ad un Pakistan laico, negli anni Cinquanta gli ulama hanno creato un grande movimento politico a favore dell'adozione di una Costituzione islamica. Il Pakistan ha perciò una leadership religiosa molto ben organizzata e attiva politicamente. Nei momenti critici della storia pakistana gli ulama hanno sempre una voce in capitolo.
L'importanza delle madrasa Le madrasa (le scuole religiose islamiche) offrono studi, vitto e alloggio gratuiti. Secondo fonti della stampa pakistana, il numero delle madrasa è aumentato tra la metà degli anni Settanta alla metà degli anni Novanta da circa 700 a 2.463. Attraverso le scuole e le varie attività sociali, gli ulama hanno costruito un notevole consenso, non solo nelle campagne ma anche tra il proletariato urbano e parte del ceto medio.
La Jui E' un'organizzazione religiosa di ispirazione teologica riformista, che crede nel valore suprema delle sacre scritture. La Jui è il partito che ha maggiori legami con i Talebani. E' la Jui ad animare le proteste anti Usa. Uno dei suoi capi, il Maulana Fazlur Rahman, è attualmente uno dei leader religiosi più influenti del Paese.
Situazione dei diritti umani Rimane grave. le agenzie internazionali segnalano gravi violazioni nei confronti dei dissidenti politici e una totale mancanza di protezione delle minoranze religiose.
Storia. Dal dominio inglese all'indipendenza fino al golpe del '99
Il dominio inglese Gli inglesi dominano il subcontinente indiano dal 1756 al 1947, anno in cui il Pakistan diventa uno stato indipendente costituito dai distretti indiani a maggioranza musulmana.
Una strana composizione territoriale Inizialmente (fino al 1971) il territorio nazionale pakistano è composto dal Pakistan Occidentale (la parte più estesa, ad ovest dell'India) e dal Bengala Orientale (più piccolo e più densamente popolato, ad Est dell'India), staccato dal resto del Paese e confinante con l'India e la Birmania.
Lo scambio di cittadini con l'India La spartizione del territorio tra il nuovo stato e l'Unione Indiana ha gravissime ripercussioni economiche e sociali. Sei milioni di indù e sikh abbandonano il Pakistan per l'India. Otto milioni di musulmani lasciano l'India per il Pakistan. L'esodo crea tensioni e violenti scontri, che provocarono centinaia di migliaia di morti e un conflitto tra i due eserciti per il Kashmir, che il Pakistan annette in parte.
I primi anni dell'indipendenza Il primo governo indipendente del Pakistan è affidato a Muhammad Alì Jinnah che guidò il paese fino al 1948, anno della sua morte. Si stabiliscono rapporti economici con gli Stati Uniti, compromettendo le relazioni con la vicina Unione Sovietica
L'ascesa di Mirza Nel 1956 Iskander Mirza viene eletto presidente del nuovo stato federale del Pakistan, che comprendeva le province del Pakistan Orientale (cioè il Bengala Orientale) e del Pakistan Occidentale. La situazione politica rimane fortemente instabile per i forti contrasti tra le forze politiche. Nel 1958 Mirza abroga la Costituzione, scioglie il Parlamento e proclam< la legge marziale. Ma viene a sua volta sostituito dal generale Muhammad Ayub Khan.
Gli anni di Ayub Ayub governa il paese per circa un decennio, durante il quale vengono distribuiti circa 900.000 ettari di terra a 150.000 affittuari. La riforma agraria non modifica i rapporti di tipo feudale esistenti nelle campagne. Le novità più importanti sono portate dall'istituzione del sistema delle "democrazie fondamentali". Vengono eletti circa 80.000 consiglieri a capo delle aree rurali o urbane. Una forma di rappresentanza democratica fino ad allora sconosciuta nel Pakistan. Ayub vara inoltre alcune leggi sul diritto di famiglia, imponendo restrizioni alla poligamia e al divorzio e rafforzando il diritto ereditario per le donne e i minori.
La crisi del 1965 Scoppia un nuovo conflitto con l'India per il Kashmir. Il governo Usa sospende gli aiuti economici e militari a entrambi i Paesi. L'Urss interviene come mediatore. Nel 1966 Ayub e il primo ministro indiano Lal Bahadur Shastri firmano nella città russa di Taškent un accordo di pace. India e Pakistan ritirano i propri eserciti dal Kashmir e ripristinano le relazioni diplomatiche, economiche e commerciali.
La caduta di Ayub L'accordo di Taškent e il conflitto del Kashmir provocano malcontento tra la popolazione. Il ministro degli Esteri Zulfikar Alì Bhutto si dimette e accusa Ayub di essere un dittatore e di aver regalato il Kashmir agli indiani. Ayub si dimette nel marzo del 1969. I poteri passano al comandante in capo dell'esercito, il generale Muhammad Yahya Khan, che proclama la legge marziale.
La guerra civile Nel 1967 Bhutto fonda il Partito del popolo pakistano (Ppp), che diventa il primo partito nel Pakistan Occidentale. Nelle elezioni del 1970 la Lega Awami dello sceicco Mujibur Rahman conquista la maggioranza dei seggi nell'Assemblea nazionale. Sia Bhutto che il presidente Yahya Khan si oppongono alla costituzione di un governo della Lega Awami. Scoppia una crisi politica gravissima.
Nasce il Bangladesh Il Bengala proclama l'indipendenza e dichiara la nascita del Bangladesh. L'intervento dell'esercito pakistano contro i secessionisti provoca una carneficina. L'India interviene in sostegno del Bangladesh. La guerra si conclude con la resa dell'esercito pakistano e il trasferimento dei poteri di Yahya Khan a Bhutto. In segno di protesta nei confronti dell'atteggiamento tenuto dalla Gran Bretagna durante il conflitto, il Pakistan si ritira dal Commonwealth, tornando a farne parte solo nel 1989. Bhutto riconoscerà il Bangladesh nel 1974.
Gli anni di Bhutto Bhutto avvia una decisa politica di nazionalizzazione accompagnata da una timida riforma agraria. Nel 1973 l'Assemblea nazionale adotta la quinta Costituzione del Paese dalla sua indipendenza e Bhutto diventa primo ministro. Governerà per altre quattro anni reprimendo i movimenti separatisti del Beluchistan e inimicandosi ampi settori della popolazione per il pungo di ferro adottato contro l'opposizione.
Il regime di Zia Nel settembre del 1977 il generale Muhammad Zia Ul-Haq guida un colpo si stato che porta all'arresto di Bhutto e all'istituzione della legge marziale. Nel settembre del 1978 il generale Zia è nominato presidente della Repubblica. Bhutto viene condannato a morte e giustiziato il 4 aprile del 1979. Zia impone nel Paese la legge islamica. Vengono stabilite pene severissime per l'adulterio, la diffamazione e il consumo di alcolici.
Ripercussioni della crisi afghana L'invasione sovietica dell'Afghanistan nel dicembre del 1979 coinvolge pesantemente il Pakistan. Nel giro di pochi anni tre milioni di profughi afghani si rifugiano lungo il confine tra i due paesi. La resistenza afghana stabilisce in Pakistan le sue basi. Gli Usa sostengono il Pakistan economicamente e militarmente in funzione antisovietica.
La fine di Zia Nel 1985 Zia indice libere elezioni in seguito alle quali si insedia un governo civile. Viene avviata una cauta liberalizzazione del Paese. Nel 1988, a causa di forti contrasti istituzionali, Zia riassume personalmente la guida del governo, ma tre mesi più tardi muore in un misterioso incidente aereo. Quasi certamente è un attentato. Il nuovo presidente è Ghulam Ishaq Khan .
Arriva Benazir Nuove elezioni nel 1988. Le vince il Ppp e Benazir Bhutto (figlia di Alì) diventa la prima donna alla guida di uno stato islamico.
La nuova crisi Nell'agosto del 1990 il presidente scioglie il governo della Bhutto, accusata di corruzione e abuso di potere, e dichiara lo stato d'emergenza. Il nuovo primo ministro è Mian Nawaz Sharif capo dell'Alleanza democratica islamica.
Ritorna Benazir Nel 1993 le nuove elezioni sono vinte dal Ppp e Benazir Bhutto torna alla guida del governo, mentre Faruq Leghari viene eletto presidente.
Sull'orlo del caos Tra il 1994 e il 1995 il Pakistan è scosso da tensioni politiche ed etniche. A Karachi muiono oltre duemila persone in quella che somiglia sempre più ad una vera e propria guerra civile. Il Movimento nazionale mohajir (Mqm), composto da musulmani di lingua urdu, è represso con estrema violenza dal governo. La comunità internazionale critica a più riprese l'operato della Bhutto.
Vecchi e nuovi conflitti Benazir Bhutto riprende a sostenere apertamente la rivolta musulmana nel Kashmir e annuncia il proseguimento della corsa al nucleare. I rapporti con l'India tornano tesissimi. Nuovi problemi con l'Afghanistan (dove avanzano i Talebani) e l'Iran.
Il trionfo della Lega Musulmana Nel novembre del 1996 la Bhutto è nuovamente destituita, con l'accusa di corruzione. L'incarico di primo ministro è affidato a Maraj Khalid, che guida il Paese fino alle elezioni anticipate del 3 febbraio 1997 che vedeno il trionfo della Lega Musulmana dell'ex primo ministro Nawaz Sharif (135 seggi dell'Assemblea nazionale su 204).
Una crisi infinita Sharif non riesce a controllare la situazione interna. Scoppia un grave conflitto religioso tra sunniti e sciiti, con migliaia di vittime. Nel 1998, cedendo ai settori più oltranzisti della Lega Musulmana, Sharif introduce la shariah, la legge islamica
Crisi con vicini Il premier indiano Atal Bihari Vajpayee riprende gli esperimenti nucleari. Il Pakistan risponde con i suoi primi test nucleari nel Belucistan. A causa degli esperimenti nucleari e dell’assistenza che il governo pakistano ha fornito al regime afghano dei Talebani il paese ha perso anche il sostegno degli Stati Uniti ed è stato sottoposto a sanzioni economiche da parte della comunità internazionale.
Ancora tensioni in Kashmir Nel maggio 1999 si verificano nuovi scontri tra India e Pakistan nel Kashmir. Per la prima volta da che è ripresa la guerriglia separatista (sostenuta dal Pakistan), l’India ricorre all’aviazione.
Il golpe del 1999 La crisi nel Kashmir crea un grave conflitto tra l’esercito e Sharif. E' la scintilla che porta al colpo di stato militare nell’ottobre 1999, attuato dal capo di stato maggiore dell’esercito, Parvaz Musharraf.
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