23 anni di Rivoluzione islamica
Iran pride
Manifestazioni antiamericane a Teheran


  Iran, il fatto
 

Nel ventitreesimo anniversario della rivoluzione islamica (11 febbraio 1979), decine di migliaia di iraniani sono scesi in piazza per protestare contro George W. Bush, che, nel rapporto sullo Stato dell'Unione , ha accusato Iran, Iraq e Corea del Nord di costituire l'Asse del male. Le accuse di Bush hanno unito i moderati guidati dal presidente Mohammad Khatami e i radicali che fanno capo all'ayatollah Ali Khamenei.

Teheran ha guardato con interesse la guerra in Afghanistan. Per anni ha finanziato chi combatteva i Talebani (le truppe di Ismail Khan, soprattutto) e ora segue il processo di pace sperando di giocare un ruolo da potenza locale. Un Paese tra tradizione e innovazione, dalla rivoluzione di Khomeini agli scenari di oggi.


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11 gennaio 2002: scambio di accuse Iran - Usa
Fonti militari e di intelligence Usa citate dal New York Times sostengono che l'Iran "sta cercando di fomentare instabilita"' nelle regioni di confine dell'Afghanistan occidentale e ha dato asilo a un piccolo numero di combattenti di Al Qaeda. Lo stesso presidente George W. Bush avverte Teheran a rimanere fuori dalla crisi. L'Iran replica con durezza: "L'Iran ha adoperato tutti i mezzi a sua disposizione per opporsi al fenomeno inumano dei Talebani

La tattica di Teheran nella crisi afghana
Grazie ad una politica molto accorta (condotta dall'ex presidente Rafsanjani, mediatore tra i moderati di Khatami e gli ayatollah), Teheran non è entrata nella coalizione antiterrorismo (come aveva chiesto espressamente George W. Bush) ma non ha chiuso le porte agli Usa, offrendo "aiuto all'aviazione americana in caso di necessità". Oggi l'Iran si propone come possibile partner degli Usa, soprattutto se Washington vuole limitare le pretese di Russia e Pakistan.

Il rapporto Iran-Talebani
Odio feroce e reciproco. Alla base c'è la secolare rivalità tra sunniti (Talebani) e sciiti (iraniani). Teheran ha sostenuto Ismail Khan, il signore della guerra di Herat, nell'infinita guerra civile afghana. Nel 1998 i Talebani prendono Herat e massacrano a sangue freddo trenta diplomatici iraniniani. Si sfiora la guerra tra i due Paesi. In ballo ci sono anche interessi economici enormi. Non è un mistero che Teheran punti alla creazione di un oleodotto che passi dal Turkmenistan in Iran fino al mar Nero. Il progetto è da sempre osteggiato dagli Usa, che sono arrivati ad un passo dall'accordarsi nel 1998 con i Talebani in funzione antiiraniana (vedi FATTO petrolio).

La posizione dell'Iran dopo l'11 settembre
Teheran ha subito condannato gli attacchi. Il presidente Mohammed Khatami ha chiesto però che sia l'Onu a coordinare qualsiasi eventuale operazione militare contro il terrorismo. Successivamente il governo ha annunciato che rifiuterà l'utilizzo del suo spazio aereo agli Usa in caso di un'azione contro l'Afghanistan. Il presidente Khatami ha contattato i capi di stato di Egitto, Arabia Saudita e Siria per ribadire l'appoggio di Teheran all'idea di una vasta alleanza in seno alle Nazioni Unite e per consultarsi sulle strategie per combattere il terrorismo. "L'Iran appoggia una battaglia coordinata e razionale al terrorismo e considera l'Onu l'organismo più adatto per combattere questo orribile fenomeno ed evitare che si ripeta quanto accaduto", ha dichiarato il presidente iraniano.

L'Iran e il terrorismo
Per gli Stati Uniti l'Iran è uno degli "stati canaglia", responsabili del terrorismo internazionale. Teheran appoggia gli hezbollah attivi in Libano e in Palestina. Ma non incita più alla guerra santa contro gli Usa come fino a qualche anno fa. Non riconosce lo Stato d'Israele e non ha rapporti diplomatici con gli Usa. Ma i tempi della guerra santa al "Grande Satana americano" sono chiusi.

Chi governa in Iran
Una "coabitazione" tra riformisti e conservatori che somiglia molto ad una "diarchia". Capo religioso è l'ayatollah Sayyed Alì Khamenei, esponente del clero ultraconservatore. Dal maggio 1997 è Presidente della Repubblica Islamica (carica che riunisce i ruoli di capo dello Stato e capo di Governo) Mohammed Khatami, un riformista sostenuto da una coalizione di sinistra islamica e di tecnocrati, portavoce del diffuso desiderio di riforme democratiche e di sviluppo sociale. Il parlamento iraniano è saldamente in mano ai conservatori. I contrasti sono frequenti e aspri.

I motivi di contrasto tra Khamenei e Khatami
Il presidente Khatami (che non mette in discussione l’autorità del clero sciita) ha imposto una svolta pluralista all'Iran. Dal 1996 hanno aperto decine di giornali indipendenti e il dibattito politico è divenuto assai vivace. In campo internazionale Khatami ha avviato una politica di normalizzazione delle relazioni con i paesi arabi (in particolare con Arabia Saudita ed Egitto) e di riavvicinamento ai paesi occidentali. La parte più estremista del clero iraniano considera questa svolta un tradimento della rivoluzione di Khomeini.

I fatti del luglio 1999
Nel luglio 1999, in seguito alla chiusura di Salam (un quotidiano che sosteneva apertamente il disegno riformista di Khatami) e all’approvazione di un progetto di legge di limitazione della libertà di stampa da parte del parlamento iraniano (a maggioranza filo Khamenei), i giovani iraniani hanno dato vita ad un movimento di protesta che si è esteso in pochi giorni in tutte le principali università del Paese e soprattutto in quella di Teheran. La polizia è intervenuta e ha provocato la morte di diversi studenti. Dopo un’imponente manifestazione di sostegno al clero conservatore e ulteriori violenze contro i sostenitori di Khatami, più di mille studenti sono stati arrestati e molti di essi sono stati condannati a pene pesanti, alcuni addirittura alla morte con l’accusa di aver tentato di rovesciare la repubblica islamica. Diversi intellettuali e giornalisti sono stati uccisi in circostanze poco chiare. La lotta tra conservatori e riformisti si è inasprita dopo la vittoria dei partiti vicini a Khatami, che nelle elezioni legislative del 18 febbraio 2000 hanno conquistato la maggioranza dei seggi del parlamento. Due mesi dopo, diversi giudici legati ai conservatori chiuso d’autorità tredici giornali.

Un Paese giovane e colto
Il 70 per cento della popolazione ha meno di 30 anni e il 60 per cento meno di 25. Un Paese giovane che sopporta a fatica le regole di vita imposte dalla Rivoluzione islamica del 1979. Nel solo 1998 viene autorizzata l'apertura di duecento tra giornali e riviste. senza precedenti. la tiratura dei quotidiani è passata da un milione a due milioni e mezzo di copie. Le università iraniane sono di ottimo livello e sfornano ingegneri e programmatori tra i più ricercati del Medio Oriente. Le donne rappresentano il 52 per cento degli iscritti alle università del Paese. Alla fine del 1998 gli atenei iraniani sono stati attraversati da un fermento culturale senza precedenti. Spettacoli teatrali, manifestazioni, letture pubbliche di opere "proibite" di autori occidentali. Un reporter ha parlato di una "rivoluzione culturale sul modello di quella cinese del 1966, ma senza violenza".

Tra innovazione e ortodossia
Basta un esempio per capire l'attuale paradosso dell'Iran. Le antenne paraboliche sono ufficialmente proibite da una legge che vuole impedire la visione di programmi "pericolosi per la morale islamica". Ma i balconi di Teheran sono zeppi di parabole. Lo stesso discorso vale per l'abbigliamento delle donne. I tempi del chador sembrano finiti. Oggi le donne osano rossetti e minigonne impensabili fino a dieci anni fa. Il rischio di imbattersi nel fanatismo delle Guardie delle Rivoluzione c'è sempre. Ma il rischio di qualche schiaffo non ferma il desiderio di modernità dei giovani iraniani.

La nascita dell'Iran moderno
E' generalmente associata alla salita al potere della dinastia Palavi. Nel 1925 il capo cosacco Reza Palavi depone la dinastia regnante Qajar e si fa incoronare imperatore (Scià). Durante il suo regno il Paese cambia nome: da Persia a Iran. Reza Palavi guida il Paese fino alla Seconda guerra mondiale. Durante il conflitto Gran Bretagna e l'Unione Sovietica invadono il Paese e costringono lo Scià ad abdicare. La corona passa a suo figlio, Mohamed Reza, che opta per una politica filo occidentale e antisovietica.

La questione del petrolio
Nel 1951 l'Assemblea nazionale approva un disegno di legge per la nazionalizzazione di tutti gli impianti petroliferi operanti nel Paese. Il governo del primo ministro Hasain Ala, contrario alla misura, viene fatto cadere, e si costitusce un governo di coalizione di tutti i gruppi nazionalisti capeggiato da Muhammad Mossadeq. Il nuovo governo avalla la nazionalizzazione la Compagnia anglo-iraniana del petrolio. Si apre così un lungo contenzioso internazionale. Nell'aprile 1952 Mossadeq si dimette, ma un'ondata di manifestazioni popolari in suo favore, costringono lo scià a rinnovargli l'incarico e a concedergli poteri eccezionali.

La fine di Mossadeq
Gli Usa tentano di mediare il contenzioso Gran Bretagna - Iran sul petrolio. La trattativa fallisce e nell'ottobre 1952 si arriva alla rottura delle relazioni diplomatiche tra Londra e Teheran. Lo scià è contrario all'intransigenza di Mossadeq sulla questione petrolifera e lo rimuove dalla carica. Ma Mossadeq si rifiuta di dimettersi e i suoi sostenitori danno vita a violente manifestazioni, che spingono lo scià a rifugiarsi a Roma. Dopo tre giorni di scontri, l'esercito riprende il controllo di Teheran. Mossadeq e alcuni suoi collaboratori vengono arrestati. Lo scià torna in patria e mette al governo il generale Fazullah Zahedi. Gli Usa appoggiano il nuovo corso con un prestito americano di emergenza di oltre 45 milioni di dollari. Riprendono le relazioni diplomatiche con la Gran Bretagna.

La rivoluzione bianca
Nel 1960 l'Iran riconosce lo Stato d'Israele e si inimica i Paesi arabi. Nel 1963 lo Scià introduce la "Rivoluzione bianca", un pacchetto di riforme sociali ed economiche per dare all'Iran uno stile di vita occidentale. Il clero sciita si oppone fermamente.

La dittatura dello scià
Nel 1975 tutti i partiti vengono messi fuori legge a eccezione di quello della Rinascita nazionale iraniana, legato allo scià. In politica estera vengono rafforzate le relazioni con i paesi comunisti, riallacciando anche i rapporti con il blocco dei paesi arabi, escluso l'Iraq. La Rivoluzione bianca si rivela un fallimento perché il tenore di vita aumenta solo per gli strati più alti della popolazione.

Cresce l'opposizione
La lotta alla politica dello scià è guidata dai capi religiosi (imam), contrari all'occidentalizzazione della società iraniana. Reza risponde con la repressione più brutale, affidata alla Savak, la polizia politica. Nel 1978 il movimento di protesta è egemonizzato dai fautori della creazione di una repubblica islamica; loro leader è l'ayatollah Ruhollah Khomeini, costretto all'esilio in Francia sin dal 1963.

La rivoluzione islamica
Nel gennaio del 1979 le manifestazioni di piazza costringono lo scià a fuggire all'estero, ponendo fine ai suoi 37 anni di regno. Il 1° febbraio, Khomeini rientra in Iran in trionfo. L'11 febbraio del 1979 viene ufficialmente proclamata la fine della monarchia. All'inizio di aprile nasce la Repubblica islamica. Nel periodo intermedio si tiene un referendum: secondo i risultati ufficiali il 98 per cento dei votanti dice sì alla nascita del nuovo stato religioso.

Un nuovo regime
Il nuovo stato si caratterizza per una repressione del dissenso ancora più feroce di quella attuata dallo scià. La nuova Costituzione della Repubblica islamica, approvata nel dicembre del 1979, conferisce a Khomeini poteri assoluti a vita come massima guida politico-religiosa. Il suo regime propugna la diffusione dei principi del fondamentalismo islamico e sostiene la legittimità dell'azione terroristica. Lo scopo è eliminare qualsiasi influenza proveniente dal mondo occidentale e contemporaneamente ogni possibile opposizione interna a un governo di tipo teocratico. Nemico numero uno del nuovo regime sono gli Usa, simbolo della corruzione della civiltà occidentale. Alle donne è imposto il chador.

Gli ostaggi dell'ambasciata Usa
Nel novembre del 1979 lo scià (gravemente malato) si reca per cure in Usa. Alcuni fondamentalisti iraniani assaltano l'ambasciata americana a Teheran e tengono in ostaggio 66 impiegati, pretendendo per la loro liberazione scuse ufficiali da parte del governo statunitense per l'appoggio concesso allo scià, la sua consegna alle autorità iraniane per istruire un processo nei suoi confronti e la restituzione del patrimonio che si diceva avesse accumulato illecitamente all'estero. La crisi durerà 444 giorni. Il 25 aprile 1980 il presidente Usa Jimmy Carter tenta inutilmente di liberare gli ostaggi con un blitz militare in cui trovano la morte otto militari statunitensi. La crisi si risolve soltanto il 20 gennaio 1981, in seguito all’intervento diplomatico algerino e soprattutto a un accordo sottobanco per una fornitura di armi dagli Stati Uniti all’Iran (in guerra con l’Iraq).

La guerra con l'Iraq
Nel 1980 il presidente iracheno Saddam Hussein dichiara guerra all'Iran, per riconquistare la riva sinistra dello Shatt al-Arab, che in base ad accordi precedenti aveva dovuto lasciare allo Scià. La zona è ricca di giacimenti petroliferi. La guerra finirà nel 1988, senza nessun sostanziale cambiamento. L'Iran esce a pezzi dal conflitto, con almeno settecentomila morti e gravissimi danni economici.

Il dopo Khomeini
Nel febbraio del 1989 l'ayatollah Khomeini muore. Gli succede come supremo leader religioso Ali Khamenei. Alla presidenza della Repubblica viene eletto Akbar Hashemi Rafsanjani. Rimarrà in carica fino al 1997, mettendo in pratica una politica di liberalizzazione economica volta ad attirare investimenti stranieri per la ricostruzione del paese devastato dalla guerra. Nella guerra del Golfo Teheran rimane ufficialmente neutrale, ma ospita oltre 100 aerei da guerra iracheni, di cui peraltro si impossessa a guerra finita. Al termine delle ostilità sostiene l'azione anti Sadam dei ribelli sciiti nel sud dell'Iraq.

La crisi economica degli anni Novanta
Le condizioni economiche iraniane negli anni Novanta risentono del peso dell'enorme debito pubblico e dell'inflazione. Il 70 per cento dei giovani è senza lavoro. Il crollo del prezzo del petrolio rende ancora più dura la crisi. Il nuovo corso tenta di liberalizzare il mercato interno, ma i risultati sono scarsi. La possibilità dell'intervento di aiuti internazionali era peraltro impedita dalle ripetute accuse mosse al governo di Teheran di finanziare il terrorismo internazionale di matrice fondamentalista, soprattutto in Algeria ed Egitto. Il 30 aprile 1995 il presidente americano Bill Clinton pone l'embargo commerciale all'Iran per costringere il governo ad abbandonare il programma nucleare nazionale e il sostegno al terrorismo islamista.

Antonello Sacchetti

  Grandinotizie.it/ 11/febbraio/2002