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  Dopo il primo caso di Bse sull'uomo
Gli errori del passato
Dramma di Maria Letizia: monito a non abbassare la guardia
 
  Mucca pazza
 

Un anno lungo e durissimo per l'agricoltura italiana. Cominciato il 13 gennaio 2001 con la notizia che una vacca da latte pezzata nera proveniente da un allevamento del bresciano era risultata positiva al test anti-Bse. Grande allarme, paura, psicosi collettiva. Un anno dopo, tutto sembrava ridimensionato: 53 casi accertati, 100 mila bovini "a rischio" (oltre i 30 mesi) abbattuti, 540 mila controlli effettuati.

Poi il 5 febbraio arriva la notizia che torna a spaventare l'Italia: una ragazza agrigentina di 24 anni, Maria Letizia, è affetta dal morbo di Creutzfeldt-Jakob, la variante umana della mucca pazza. Una vita normale, come tutte le ventenni, università, vacanze, amici, amori, poi finita l'estate 2001 i primi sintomi di un malessere fisico che non riesce a spiegare: analisi, visite, esami sempre più accurati e qualche giorno fa la terribile diagnosi che non lascia speranze.

Adesso scoppiano le polemiche. E' vero, dal 1° gennaio 2001 la carne è sicura, ma cosa è successo prima? Per almeno un decennio, negli anni '90, le autorità politiche e sanitarie inglesi, poi europee, poi italiane hanno detto che si poteva stare tranquilli, che non c'erano pericoli. In Inghilterra sono morti 105 ragazzi, 3 in Francia, uno in Irlanda. Da noi è il primo caso di persona colpita dal morbo. Quanti seguiranno?

Poco rassicurante anche l’accusa di Federico Piccoli, il neurologo che ha in cura la ragazza siciliana: "Non è stata una fatalità. È quanto può succedere in una regione dove si continua a macellare clandestinamente". E forse non è davvero un caso che tutto sia avvenuto in Sicilia dove la lunga mano della mafia arriva anche ai macelli clandestini; dove la gente compra la carne credendo sia più sana, più ecologica, più economica.

"Ci si ricorda dell’agricoltura solo durante le emergenze", commenta amaramente il ministro delle Politiche agricole, Giovanni Alemanno. "È sicuramente un caso di trasmissione alimentare, anche se non sappiamo a quando risale il contagio. Di certo a prima che l’Italia applicasse le misure anti-Bse. Questa è una grave eredità del passato. È una bomba a scoppio ritardato. Dobbiamo evitare di non trovarci fra 10 anni con altre bombe di questo genere. Servono investimenti a lunga scadenza sull’agricoltura". Anche se Alemanno rassicura: "Non c’è motivo di lasciarsi prendere dal panico. Oggi la carne è sicura. L’Italia ottempera a tutti i controlli necessari".

Che dal primo gennaio del 2001, in tutta Europa, prevedono analisi su tutti i bovini adulti, sopra i 24 mesi, avviati al macello; bando delle farine di origine animale identificate come causa della malattia bovina; controlli a tappeto; obbligo di eliminazione degli organi animali a rischio (cervello, intestino, tonsille, midollo spinale e poi colonna vertebrale).

I 53 casi di Bse sui bovini, inoltre, fotografano una situazione decisamente migliore dell'Italia rispetto ad altri Paesi, dove si sono avuti oltre 180.000 casi scoperti in Inghilterra, oltre 800 in Irlanda, quasi 600 in Portogallo, quasi 450 in Francia e oltre 60 in Belgio. Dopo i recenti casi in Austria e Finlandia ed il caso sospetto in Svezia, poi, non esiste alcun paese europeo che risulti esente dalla Bse.

Ma la triste vicenda di Maria Letizia, che ha contratto il morbo quand'era adolescente, sempre più lontana da se stessa, incapace anche di capire la gravità del male che la sta infettando con una reazione a catena, prione con prione, non deve far abbassare la guardia. Rispetto ad altre malattie i cento morti da mucca pazza possono sembrare pochi: ma andatelo a spiegare ai genitori di Maria Letizia. Che lottano per strappare alla demenza, e forse alla morte, una ragazza che amava la vita. E la carne.

 
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  Grandinotizie.it/ 06/febbraio/2002
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