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Guerra, antrace, Usa
8 gennaio 2002
La guerra contro il terrorismo in Afghanistan non potrà essere considerata finita fin quando Osama bin Laden non sarà stato eliminato, o catturato, o ucciso.
E' questo il pensiero del 60 % degli americani. Lo afferma un sondaggio trasmesso dalla Cbs, secondo il quale quasi la totalità degli americani condivide la posizione del presidente George W. Bush: bin Laden deve essere preso vivo o morto e la guerra contro il terrorismo sarà lunga.
Il 96% degli intervistati pensa che sia troppo presto per dire che la guerra contro il terrorismo possa essere considerata vinta e l'86% ritiene che gli Stati Uniti non dovrebbero neppure iniziare
a ritirare truppe dall'Afghanistan fin quando bin Laden non sia stato eliminato.
22 dicembre 2001
Una stragrande maggioranza degli americani ritiene che gli eventi del 2001 hanno rafforzato e non
indebolito l'America. Secondo un sondaggio del settimanale Time l'87 per cento degli interpellati sono convinti che le stragi dell'11 settembre "hanno reso il paese più' forte".
Il sondaggio ha fotografato una straordinaria identità di vedute tra gli abitanti degli Stati Uniti.
L'83 per cento ha osservato che il 2001 ha reso il paese più unito che mai e l'88 per cento si è detto convinto che in quest'anno segnato dal terrorismo gli americani hanno capito cosa era veramente importante nella loro vita. E' stato per l'America un anno epocale: "Un anno che ha
cambiato le cose per sempre", hanno risposto a Time 76 americani su cento.
Ma a fine anno - e a dispetto della guerra in corso in Afghanistan, della recessione e della minaccia terroristica - gli Stati Uniti sembrano guardare al futuro con discreto ottimismo: il 52 per cento degli interpellati hanno detto che il 2002 sarà un anno migliore di quello trascorso e solo il 9 per cento si è immaginato un domani più nero. (Ansa)
20 dicembre 2001
Nel sondaggio Zogby del 20 dicembre 2001 sull' "America in guerra", molto seguito negli Usa, Colin Powell coglie una percentuale di gradimento e popolarità nettamente superiore a quella del papa Giovanni Paolo II. I risultati indicano, dunque, che Powell riceve un giudizio positivo dal 90 per cento degli interpellati a fronte di un tre per cento che lo giudica negativamente ed un sette per cento di indifferenti. La simpatia che sembra circondare Powell è tale che Zogby gli mette a confronto il risultato ottenuto dal papa al quale va un 75 per cento di giudizi positivi a fronte di un 13 per cento di opinioni negative ed un dieci per cento di indifferenti.
John Zogby ha commentato sorpreso: "non molti fra noi sono più popolari del papa. E' difficile credere che Powell sia più popolare del presidente e del segretario (alla difesa Donald) Rumsfeld". "Questo -argomenta Zogby- significa che il suo lavoro diplomatico nella costituzione della coalizione per la guerra ha dato i suoi frutti".
10 novembre 2001
Gli americani continuano ad appoggiare, a larghissima maggioranza, l'operato del presidente George W. Bush nella guerra contro il terrorismo sui fronti interno ed esterno, così come nel conflitto sull'Afghanistan, e
sono contrari a una pausa delle operazioni durante il Ramadan, il mese del digiuno dei musulmani.
Secondo risultati sostanzialmente coincidenti di sondaggi per conto di Time, della Cnn e di Newsweek, nove americani su 10 circa approvano l'operato di Bush e circa altrettanti approvano il conflitto e come è gestito (anche se solo sei su dieci pensano che i risultati raggiunti sono all'altezza delle attese). Infine, nove su dieci non vogliono che le operazioni conoscano una pausa nel Ramadan.
7 novembre 2001
Il Corriere della Sera pubblica un sondaggio elaborato dalla Spss sull'intervento dei nostri militari in prima linea. Alla domanda: "Rispetto alla partecipazione attiva dell'Italia alla guerra in Afghanistan lei è..." il campione risponde: favorevole il 51%, contrario il 44%, non sanno il 5%. Alla seconda domanda: "L'Italia deve participare anche alle azioni militari" risponde positivamentr il 37%; deve partecipare solo alle azioni umanitarie il 48%; non deve partecipare il 12%; non sanno il 3%.
7 novembre 2001
Invio truppe in Afghanistan. Tedeschi. Sono divisi a metà i cittadini della Germania. Un sondaggio condotto dall'Istituto Forsa pubblicato dal settimanale Die Woche rivela che il 51% è favorevole all'impegno militare tedesco in appoggio agli Usa, rispetto a un 46% di contrari. Nella stessa inchiesta, il 50% degli interpellati si è tuttavia detto contro l'intervento a terra di unità speciali tedesche in Afghanistan; i favorevoli sono risultati il 45%.
30 ottobre 2001
In Gran Bretagna il sostegno all'operazione militare in corso è sceso rispetto a due settimane fa ma rimane alto. In un sondaggio della ICM per conto del Guardian vi è stata una diminuzione del 12% nell'adesione alla scelta militare. Il sostegno, passato dal 74 al 62% rimane tuttavia
ancora alto con quasi due britannici su tre favorevoli. Anche la partecipazione delle truppe britanniche alle
operazioni di terra ha l'approvazione di 57 britannici su 100 contro un 29% di contrari.
La maggioranza, il 54% vorrebbe una sosta nei bombardamenti per consentire ai convogli umanitari di raggiungere le città afghane (il 29% è contrario) mentre c'è divisione sulla
valutazione relativa alla capacità del governo di fronteggiare minacce alla salute pubblica: il 51% è fiducioso mentre 44% non lo è
Paura. Come cambia la vita
18 novembre 2001
Il 60% degli americani è pronto a farsi vaccinare contro il vaiolo se il vaccino fosse disponibile. Il dato, tratto da un sondaggio dell'agenzia Associated Press, dà un'idea del nervosismo tra la
popolazione per la possibilità che agli attacchi dell'11 settembre faranno seguito attentati compiuti con armi biologiche. Circa il 50% delle persone interpellate si è detto preoccupato per la minaccia di un attacco con il virus del vaiolo e considera la crisi del carbonchio scoppiata il mese scorso solo l'inizio di una campagna che durerà nel tempo.
9 novembre 2001
E' cambiata la nostra vita? Gli attentati di settembre negli Stati Uniti non hanno cambiato molto le abitudini degli italiani, ma hanno comunque delineato una maggiore incertezza nel futuro. E', questo, l' esito di un sondaggio che il settimanale Gioia ha realizzato con il Centro studi e ricerche La Metropoli di Roma su un campione di 986 uomini e donne, tra i 25 e 60 anni.
Solo il 15 per cento degli intervistati ha ammesso che gli eventi dell' 11 settembre scorso hanno condizionato le
abitudini, ma il 38% ha affermato di "vivere alla giornata e non porsi domande su ciò che è meglio fare". Il fatto che gli attentati siano stati messi a segno utilizzando aerei condiziona gli italiani, il 31 per cento dei quali ammette di avere ormai paura di viaggiare. Il 25 per cento delle donne che hanno risposto al questionario sostiene che il migliore metodo contro la paura è lo stare con le persone care; il 22 per cento degli uomini, invece, ritiene una costante informazione la cura ottimale contro la paura. Gli attentati, poi, hanno indotto gli italiani a riaffermare l'importanza di alcuni valori, come la famiglia, gli amici e gli affetti (il 35%
delle donne) o la solidarietà ed il rispetto per gli altri (il 31% degli uomini).
9 ottobre 2001
Di volare. Un italiano su tre ha mutato destinazione preferendo mete più vicine e soggiorni ridotti. E' quanto emerge dall'indagine elaborata da Passepartout di Eta Meta, osservatorio web sul turismo, pubblicata il 9 ottobre 2001 sul quindicinale Turismo oggi. La paura di volare è decisamente aumentata dopo i tragici fatti di New York e Washington. Dall'indagine emerge che il 23% dei possibili turisti ha
annullato le proprie vacanze, mentre tra i tour operator il 62% non ha ancora aggiornato il catalogo delle offerte e il 38% ha addirittura cancellato dalle proprie proposte il Medio Oriente e gli Stati Uniti puntando tutto su mete tradizionali come le città d'arte italiane e le capitali della vecchia Europa. Si assiste, sempre secondo l'indagine, ad un ritorno degli itinerari enogastronomici e il week and nelle beauty farm. Il 35% dei messaggi all'interno del newsgroup riguarda ansie e timori su eventuali problemi di sicurezza durante il viaggio e il successivo soggiorno e un altro 32% degli utenti sarebbe addirittura stato colpito dalla sindrome da check in esprimendo "preoccupazioni sui problemi legati alle operazioni
di imbarco"; il 23%, infine, dei turisti rinuncerebbe alle vacanze perché "non riuscirebbe a godersele con questa situazione di tensione internazionale"
12 ottobre
La Bpa conduce un sondaggio sulla paura del terrorismo, intervistando 3.034 cittadini italiani maggiori di 18 anni. Il 59,8 per cento di loro si è detto molto o abbastanza preoccupato delle minacce di Osama Bin Laden, mentre il 30,7 per cento si è detto poco preoccupato e solo il 5,7 per cento non teme nulla. La percentuale di chi ha timore sale con l'aumento dell'età, tanto che solo il 9,1 per cento dei giovani sotto i 30 anni si è detto molto preoccupato. Più preoccupate le donne degli uomini. Non ci sono invece differenze significative tra Nord, Centro e Sud Italia.
Osama Bin Laden
7 novembre 2001
In un sondaggio della Spss pubblicato dal Corriere della Sera si pone la domanda: "Bin Laden ha giustificato l'attentato alle Torri Gemelle come reazione alla politica dell'Occidente ritenuta aggressiva ed ingiusta nei confronti dei popoli arabi. Secondo lei i motivi che hanno spinto Bin Laden a compiere l'attentato terroristico...". Rispondono: non sono condivisibili il 67% del campione; sono in parte o quasi tutte condivisibili il 26%; sono condivisibili ed in fondo l'attentato non è da condannare così tanto perché anche gli Stati Uniti hanno compiuto azioni altrettanto gravi in passato il 4%; non sanno rispondere il 3%.
Arabi, immigrati ed Islam
29 ottobre 2001
Secondo un sondaggio di Newsweek pubblicato il 29 ottobre, negli Usa è maggiore la fiducia
nell'efficacia dell'offensiva contro l'Afghanistan che nella capacità dell'amministrazione del presidente George W. Bush di combattere il terrorismo sul fronte interno, che sta colpendo con lo stillicidio di lettere al carbonchio. Il 75% delle persone intervistate è favorevole alla strategia adottata dal governo per combattere il terrorismo all'estero (contro il 78% di una settimana fa), ma solo il 48% si sente protetto da quanto le autorità stanno facendo per proteggere i cittadini dalla minaccia interna. Il 43% dei 1.005 americani intervistati al telefono il 25 e il 26 ottobre per conto della rivista dall'istituto statistico Pinceton Survey Research Associates, ritiene anzi che la strategia su questo fronte sia inefficace. Nel complesso comunque l'85% degli americani conferma la propria fiducia in Bush, anche se il 43% dubita della correttezza e affidabilità dell'informazione fornita dalle
autorità sulla minaccia del carbonchio. In ogni caso il 65% degli americani ritiene che anche laddove
il governo abbia sbagliato, lo abbia fatto in buona fede, mancando dati concreti sull'uso dei batteri come strumento di guerra.
21 ottobre 2001
Cosa pensano gli itaiani dopo l'11 settembre su immigrati arabi, culti non caolici e religione musulmana? Risponde alla domanda un sondaggio Ipso/ACNielsen per il Corriere della sera elaborato il 21 ottobre 2001.
Il 30% del campione afferma di essere più diffidente nei confronti degli immigrati arabi; il 27% diffidente come prima; il 22% non è mai stato diffidente; il 21% non sa. Il 78% afferma che gli arabi hanno mentalità e modi di vita diversi dai nostri. Alla domanda se la religione musulmana sia intollerante gli italiani rispondono nel 43% dei casi sì; no il 33%; non so il 24%. Gli arabi poi non ispirano fiducia al 38% del campione mentre un 36% non ha opinione in merito. Gli immigrati dovrebbero lasciare l'Italia per il 25% degli italiani; non dovrebbero per il 46%; non sanno il 29%. Il 48% ritiene giusto concedere spazi pubblici per culti non cattolici (erano il 51% nell'aprile 2001); il 39% pensa che un paese cattolico debba accogliere tutti (erano il 41% in aprile).
12 ottobre 2001
Il 63 per cento degli italiani, secondo un sondaggio Datamedia, approva l'attacco degli Usa all'Afghanistan ed è anche favorevole all'invio di nostre truppe, nonostante il pericolo di ritorsioni. Il sondaggio è stato realizzato su un campione di 2000 persone rappresentativo della popolazione maggiorenne residente in Italia e rivela che solo il 26 per cento è contrario all'ipotesi dell'invio di nostre truppe. Questo nonostante il 71,7 per cento degli intervistati tema attentati terroristici sul nostro territorio. La percentuale di chi dichiara di non avere paura di un attacco è del 25,7 per cento. Il 66,5 per cento degli intervistati teme che si possa arrivare ad Terza Guerra Mondiale, mentre il 31 per cento ritiene che l'attacco non porterà simili conseguenze.
27 settembre 2001
Il 61 per cento degli italiani è d'accordo con un'azione militare guidata dagli Usa contro i responsabili delle stragi, mentre il 28 per cento si dice contrario e l'11 per cento non si pronuncia. Questa l'opinione del Paese secondo l'Istituto di ricerche "People Swg" per il settimanale Famiglia Cristiana. A favore dell'impiego dell'esercito italiano in guerra si è dichiarato solo il 6,5 per cento degli intervistati. Sulle responsabilità dell'attacco agli Usa, il 46 per cento degli italiani pensa che gli americani abbiano una parte di responsabilità per la politica condotta in Medio Oriente negli ultimi anni.
Solidarietà
19 ottobre 2001
Secondo un sondaggio Poster Demetra per Republica pubblicato il 19 ottobre gli italiani sarebbero più vicini agli Stati uniti nel 67% dei casi (vicini come prima nel 23% e meno vicini nel 9%). Lo stesso sondaggio rileva che sempre gli italiani sarebbero anche più vicini all'Europa nel 74% dei casi (vicini come prima 22%; meno di prima 4%). Il feling con gli Arabi si riduce drasticamente: più vicini 15%, come prima 27%, meno vicini 58%.
Censura
12 ottobre
Poca voglia di censura: il 45,4 per cento degli italiani chiede che siano date tutte le notizie. Il 50,6 per cento preferirebbe che fossero filtrate e solo il 4 per cento chiede ai media di non fornire alcuna notizia sul conflitto. Sondaggio Bpa
Talebani e Pakistan
15 ottobre
Divisa e confusa, l'opinione pubblica pakistana approva l'operato del presidente generale Parvez Musharraf ma allo stesso simpatizza con i Taleban afghani. Due sondaggi, uno della filiale pakistana della Gallup ed uno del settimanale americano Newsweek hanno dato risultati analoghi: il 51 per cento degli intervistati è favorevole alla svolta filo-occidentale di Musharraf, che ha accettato di aiutare gli americani nella "guerra al terrorismo". L' 83 per cento ha dichiarato la propria "simpatia" per i Taleban (secondo il sondaggio di Newsweek), mentre il 75 per cento disapprova i bombardamenti americani contro l' Afghanistan (Gallup). I pareri favorevoli al modo in cui Musharraf sta gestendo la crisi, secondo la Gallup, è cresciuto nelle ultime settimane: alla fine di settembre era infatti solo del 32 per cento.
Grandinotizie.it/8 gennaio 2002
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