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Fotocronaca 11 settembre 2001
I nomi più noti alle intelligence
La cupola di Al Qaeda
I leader del terrorismo arabo internazionale

Nell'ormai famosa immagine della grotta, Osama Bin Laden è accanto a tre esponenti di Al Qaeda, la rete internazionale del terrorismo islamico. Ma dopo molti mesi di guerra, è ancora mistero sulla sorte della Cupola del terrore. Mentre Mohammad Atef, il capo militare, è morto il 16 novembre sotto le bombe Usa, di Ayman al Zawahiri, il medico egiziano che da anni cura Bin Laden, ci sono state notizie contraddittorie che lo davano prima ferito in modo grave il 4 dicembre e poi di nuovo al fianco di Bin Laden. Mistero anche sulla sorte del portavoce di Al Qaeda, Suleyman Abu Ghaith. Lo avevano dato per morto, ma il 5 dicembre è apparsa una sua presunta intervista al quotidiano kuwatiano Al Watan. E mentre continua la caccia a Osama Bin Laden la rete si riorganizza. Cambia uomini, basi, bluffa e assume mille forme per non essere smascherata. L'obiettivo invece non sembra cambiare: l'Occidente è un nemico e come tale va combattuto.

Per approfondimenti vedi anche I discorsi di Osama, Dove prende i soldi Osama e Wanted: i ricercati dall'Fbi)

La nuova struttura

Come funziona
- Vertici: un esecutivo di poche persone per coordinare le azioni;
- Basi militari: nuovi campi d'addestramento in aree remote e in zone insospettabili, tra le quali l' Europa;
- Strategia: spostamenti continui di operativi per evitare la localizzazione.

Gli uomini
Abu Zubayda
Dopo Bin Laden e Zawahiri, è la figura più importante. Condivide tuttavia la gestione del gruppo con alcuni fedelissimi.
Seif Al Adel
E' un ex ufficiale delle truppe egiziane. Ha sostituito di fatto Atef come capo militare della "rete".
Said Amin
Sceicco saudita, è il tesoriere. Dubai ed altre piazze commerciali sono i luoghi dove attingere a nuove fonti di finanziamento. Gli affiliati ad Al Qaeda che vivono in Occidente hanno così ancora grandi disponibilità di capitali. Al momento dà fondo alle riserve messe da parte nei mesi precedenti all'11 settembre. Una fortuna ricavata con il traffico di pietre preziose e oro. Prevedendo tempi duri - come il congelamento dei beni voluto da Bush e dall'Occidente - aveva disposto un "fondo di sicurezza".
Ramzi Ibn Al Shaiba
Yemenita. E' lui che ispira i militanti "in loco". Un punto di riferimento essenziale tra coloro che restano in Oriente e il braccio operativo che agisce in Occidente. Indiscrezione: Al Shaiba era negli Stati Uniti fino all'agosto del 2001.

Campi di addestramento
Distrutti quelli in Afghanistan il governo Usa è convinto che Al Qaeda ne ha creati altri. Esattamente nello Yemen (regioni di Abiane e Hadramout), nel Libano del sud (dove sarebbe lo yemenita Salah Hajir a guidarli) e nel Kurdistan iracheno. Qui è emersa peraltro una formazione islamica, lo Jund Al Islam, finanziata da Bin Laden e guidata da Abdullah Al Shafi. Questo partito ha sedi e rifugi anche in prossimità del confine con l'Iran.
Il pericolo curdo
L'intelligence occidentale è preoccupata. Teme un'infiltrazione curda. Sulle navi carretta dei profughi che quasi quotidianamente raggiungono le coste italiane potrebbero nascondersi anche elementi di Al Qaeda.
Europa, nuovo fronte?
Anche in Europa ci sono centri segreti di addestramento. Al momento certamente in Gran Bretagna, probabilmente mascherati dietro club di tiro a segno.

La cupola "storica"

Ayman al Zawahiri: l'erede

(Vedi anche Il suo discorso del 7 ottobre)

E' il numero due dell'organizzazione. Il 4 dicembre 2001 arriva la notizia del suo ferimento grave in seguito ai raid americani, ma fonti talebane hanno poi smentito. Sotto i bombardamenti sarebbero morti comunque sua moglie e tre figlie. Nel video è alla sinistra del capo e parla subito prima di lui. Anche lui ha davanti a sé un mitra. Egiziano, è il leader carismatico della Jihad islamica. Laureatosi in medicina all'Università del Cairo (il suo soprannome è infatti "il dottore"), è un pediatra ed è l'unico medico autorizzato a visitare Osama Bin Laden. Inizia a fare politica nelle frange più dure dell'integralismo egiziano. La Jihad è coinvolta nell'attentato che il 6 ottobre 1981 uccide il presidente egiziano Anwar Sadat, colpevole di aver firmato la pace con Israele. Zawahiri è accusato di aver avuto un ruolo marginale nel complotto. Arrestato, sconta tre anni di carcere. Una volta libero si unisce ai mujaheddin afghani in guerra contro gli invasori sovietici. Inizialmente cura i feriti, poi diventa un guerrigliero a tutti gli effetti. Nel 1987 apre l'ufficio che raccoglie e organizza i volontari arabi accorsi in Afghanistan per combattere l'invasore infedele. E' qui che avviene l'incontro fatale con Osama Bin Laden. Al Zawahiri avrebbe avuto un ruolo attivo negli attentati che dal 1993 colpiscono gli Usa a New York (il primo attentato alle Torri Gemelle), Nairobi e Dar es-Salam. Nel 1995 organizza il fallito attentato al presidente egiziano Hosni Mubarak. Cresce all'ombra di Bib Laden e questo gli procura problemi nella Jiahd egiziana. I suoi connazionali lo accusano di eccessiva referenza al capo di Al-Qaida e lo destituiscono. E' un brutto momento, perché suo fratello Mohammed viene arrestato dagli americani. Nel 2001 Ayman cementa il sodalizio con Bin Laden dando in sposa sua figlia al figlio dello sceicco guerrigliero.

Mohammad Atef: il militare
Era il braccio armato e operativo di Al-Qaeda. Secondo la Cia, il capo organizzativo degli attacchi al World Trade Center e al Pentagono dell'11 settembre 2001. Era conosciuto dall'Interpol anche come Abu Hafs o Abu Sitta. Egiziano, era arrivato in Afghanistan negli anni Ottanta ed era tra i fondatori di Al-Qaeda. Ha fondato la Brigata 55, in grado di usare gas e veleni. Coordinatore del settore Africa, ha guidato gli attentati del 1998 in Kenya e Sudan. Avrebbe avuto legami stabili con le intelligence di Iran e Iraq. Sua figlia ha sposato uno dei figli di Bin Laden. Nel video era il primo da destra (per chi guarda) ed era l'unico a non parlare. Di solito lo faceva con le bombe. E proprio sotto una bomba americana a sud di Kabul trova la morte il 16 novembre 2001.

Suleyman Abu Ghaith: il portavoce
Non si sa se sia ancora vivo o sia rimasto ucciso anche lui dai bombardamenti Usa. Corpulento, volto rotondo, barba nera, Abu Ghaith nel video parla per primo promettendo l'inferno all'America. E' alla destra del capo. Nato nel 1965, ex insegnante ed ex imam in una moschea del Kuwait, sposato e padre di sei figli, è un islamico radicale. Viene nominato imam nel 2000 e i suoi sermoni infiammano i fedeli. Le autorità lo lasciano fare, finché non attacca apertamente la costituzione del '62. Viene sospeso e allontanato. Continua a insegnare religione in un liceo fino all'estate del 2001, quando insieme alla moglie e ai figli parte per l'Afghanistan. Dove diventa il megafono di Al Qaeda. Suoi i proclami alla Jihad (la Guerra santa) e l'avviso a tutti i musulmani nel mondo: "Non prendete aerei e non salite sui grattacieli. Colpiremo ancora".

Ma Al Qaeda ha altri esponenti sparsi in tutto il mondo. Ecco i profili di alcuni di questi.

Sceicco Ahmed Yassin
E' la guida spirituale di Hamas - il movimento integralista presente in Palestina - fondato nel 1987 a Gaza. Condannato all'ergastolo da Israele, si rifugiò in Giordania dopo che Re Hussein riuscì ad ottenere la sua liberazione in cambio di due agenti del Mossad catturati ad Amman. Quando nel '98 si sparse la voce che stesse per morire per le sue cattive condizioni di salute, Arafat, malgrado l'antagonismo, ottenne da Israele l'autorizzazione a farlo rientrare a Gaza, dove risiede. Dopo gli attentati suicidi del 2 e 3 dicembre è stato arrestato dall'Anp di Arafat.

Imad-Fayez-Mughniyeh
Forse il più sanguinario dei leader del terrorismo arabo. E' uno sciita libanese, nato nel 1953. La sua prima azione spettacolare risale al 1983. E' uno dei suoi kamikaze a guidare l'autobomba che uccide oltre 200 marines americani a Beirut. L'anno seguente sequestra e uccide con le proprie mani il capo della sezione della Cia di Beirut William Buckley. Riesce anche a ricattare gli Usa promettendo la liberazione dell'ostaggio in cambio di una fornitura di armi all'Iran. Nasce così l'Irangate che rischia di travolgere l'amministrazione Reagan. Gli Usa mettono sulla sua testa una taglia di quattro miliardi di lire e allora lui si fa cambiare i connotati da un chirurgo plastico di Beirut. Nel 1992 fa saltare l'ambasciata israeliana a Buenos Aires, in Argentina. Novantadue morti. L'anno seguente un'autobomba del Mossad gli uccide per vendetta il fratello. Comincia a progettare dirottamenti aerei suicidi. Prende lezioni di volo a Cipro e progetta un dirottamento kamikaze su Tel Aviv. Nel 1997 il progetto fallisce perché la bomba che avrebbe dovuto far esplodere un Boeing della El Al sui cieli di Tel Aviv si innesca accidentalmente nelle mani del kamikaze che avrebbe dovuto portarlo a bordo. Per l'Fbi potrebbe essere Imad il comandante sul campo delle squadre kamikaze dell'attacco agli Usa.

Zein Al Abuideen
Palestinese, nato nel 1973 in un campo profughi di Gaza. E' l'astro emergente del Fronte Islamico Internazionale. A soli quindici anni segue i mujaheddin in Afghanistan e incontra Bin Laden. E' lui a selezionare gli aspiranti guerriglieri. Comanda i campi di addestramento e cura i rapporti con le cellule di Al Qaida sparse in tutto il mondo. La sua base operativa è in Pakistan, a Peshawar.

Rifat Taha
Esponente della frangia più radicale della Jamaa islamya egiziana. E' al comando di diversi campi di addestramento in Afghanistan. Con lui opera Ahmed Istambouli, fratello dell'assassino di Sadat.

Medhat Mersi
E' il responsabile del "settore chimico" dell'organizzazione di Bin Laden. Avrebbe infatti addestrato i suoi uomini ad avvelenare fiumi ed acquedotti.

Omar Bakri Mohammed
Sceicco saudita, vive a Londra dove guida la comunità Al Muhajiroun ("gli emigranti"). Non ci sono prove contro di lui, ma si sospetta che sia il volto "pulito" della jihad, pronto, negli anni passati, a reclutare volontari per la Cecenia e il Kashmir. Ora esprime solidarietà all'Afghanistan e si dice pronto a dare tutto il suo "supporto morale e finanziario".

Jafar Umar Thalib
Leader della Lashkar Jihad, il più noto gruppo integralista indonesiano, fondato due anni fa. Ha imposto ai suoi uomini una veste immacolata dalla quale spuntano scarponi militari e le ferree regole morali, tra cui un'adesione piena alla Jihad. Alcuni suoi miliziani hanno raggiunto le Molucche per combattere contro la maggioranza cristiana delle ex isole delle Spezie.

Khaddafy Janialani
E' l'attuale capo del gruppo Abu Sayyaf "Spada divina" fondato una decina di anni fa dal fratello Abdurajak, morto durante uno scontro a fuoco con la polizia filippina. I vari capi militari controllano diverse isolette dell'arcipelago militare delle Sulu che Janialani vorrebbe trasformare in un sultanato indipendente.
Al Qattab "L'arabo nero" di origine giordana è l'uomo di Bin Laden nel Caucaso del Nord. Combattente in Afghanistan contro l'Urss, mercenario al soldo degli Azeri contro gli Armeni del Nagorno-Karabach. Comandante militare dei movimenti islamici kagiki e uzebeki, è dal '96 in Cecenia, dove ha campi d'addestramento. Si è alleato con l'indipendentismo caucasico non confessionale di Shamil Basaev.

Sceicco Hassan Nasrallah
Quarantenne, sciita. E' dal '92 l'indiscusso leader degli Hezbollah. Figlio di un fruttivendolo si è fatto le ossa come comandante militare del Sud del Libano contro l'occupazione israeliana. Nel '92 diventa segretario generale del "Partito di Dio" (Ezbollah). Nel '97 perde in battaglia il primogenito Hadi. La salma gli verrà restituita solo dieci mesi dopo. Ha giurato vendetta contro Israele.

Grandinotizie.it/24 febbraio 2002


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