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Jihad
Nell'Islam, il termine indica il dovere di ogni credente ad impegnarsi per la difesa e la propagazione della fede. Più precisamente la jihad è l'impegno nella lotta contro il male. Esistono due tipi di jihad la "maggiore" (al-jihad al-akbar e la "minore" (al-jihad al-asghar). La prima, nota anche come jihad al-nafs,è la lotta interiore che ogni fedele deve condurre contro il vizio, la passione e l'ignoranza. La seconda è la "guerra santa" contro gli infedeli, in teoria l'unica guerra ammessa dalla religione islamica. La legge musulmana ha tradizionalmente diviso il mondo in dar al-Islam (dimora dell'Islam) e dar al-harb (dimora della guerra, cioè del governo non musulmano). Lla fede islamica viene considerata superiore a tutte le altre religioni, e il mondo intero dovrà infine arrendersi al suo governo e alla sua legge. Fino ad allora, la jihad contro gli infedeli è dovere di tutti i musulmani adulti, maschi e abili. Chi muore in questa guerra diventa martire della fede e accede al paradiso. Per l'Islam ci sono due tipi di infedeli: i kafir (pagani) e gli ahl al-kitab (popoli del Libro). L'espressione "popoli del Libro" indicava originariamente solo ebrei e cristiani, ma in seguito comprese altri gruppi, come i seguaci dello zoroastrismo. Gli ahl al-kitab devono sottomettersi all'autorità politica musulmana ma possono conservare la loro fede. I "pagani" (buddhisti e indù, ad esempio) devono invece convertirsi all'Islam: in caso contrario devono essere giustiziati. Questa alternativa drastica è però stata messa in pratica raramente. La "guerra santa" può essere anche difensiva, condotta cioè allo scopo di proteggere terre islamiche da incursioni (come le crociate o la Reconquista spagnola). A partire dagli Ottanta il termine jihad è stato spesso usato nelle rivendicazioni di atti terroristici da parte di gruppi di fondamentalisti islamici, soprattutto dagli sciiti.


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