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Il ministro degli esteri dell'Alleanza del Nord è divenuto un volto noto ai telespettatori occidentali dopo l'11 settembre, quando le tv di tutto il mondo hanno cominciato ad intervistarlo sulla situazione dell'Afghanistan.
L'aspetto bonario e l'ottimo inglese lo rendono molto "televisivo". Dall'inizio della guerra Abdullah incarna il prototipo dell'afghano buono, perché pacato e amico degli occidentali.
Abdullah nasce a Kandahar nel 1961, da padre pashtun e madre tagika. Il padre è stato per anni membro dell'Assemblea Nazionale, il Parlamento dell'Afghanistan. Abdullah fa tutte le scuole a Kabul e si laurea in medicina nell'università della capitale nel 1983. Subito dopo si specializza come oculista e comincia a lavorare come praticante negli ospedali di Kabul. Sono gli anni della guerra contro gli invasori russi e il giovane Abdullah decide di espatriare in Pakistan. Qui lavora per due anni al Sayed Jamaluddin ospedale per rifugiati afghani.
Nel 1985 raggiunge la valle del Panshir e si unisce alle truppe del leggendario comandante Ahmad Massud. Inizialmente si occupa del settore sanitario, poi diventa uno dei collaboratori più stretti del comandante tagiko.
Con la caduta del regime comunista di Najibullah a Kabul si insedia il governo presieduto da Rabbani, con Massud vicepresidente e ministro degli esteri. Abdullah è il consigliere più fidato del "leone del Panshir" e rimane tale anche dopo la fuga dalla capitale in seguito all'avanzata dei Talebani (settembre 1996). Negli anni di guerra contro i seguaci del mullah Mohammad Omar, Abdullah diventa uno dei volti più noti dell'Alleanza del Nord. Nel 1999 viene nominato ministro degli Esteri del governo di Rabbani, quello riconosciuto dalla stragrande maggioranza dei Paesi e dall'Onu.
Sistema la famiglia (moglie e tre bambini) a New Delhi (India) e diventa ambasciatore della causa afghana in tutto il mondo.
Dopo la morte di Massud (13 settembre 2001) ne raccoglie l'eredità politica. Il suo progetto è una repubblica islamica moderata, con un governo espressione delle varie etnie.
Il 5 dicembre 2001 la conferenza di Bonn lo indica come ministro degli Esteri nel governo di transizione affidato ad Hamid Karzai.
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