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"Se Osama lascia volontariamente il Paese, lo può fare. Altrimenti noi non possiamo costringerlo ad abbandonare l'Afghanistan". Parlando da Islamabad in diretta tv - in arabo, in modo da farsi capire da tutti i musulmani, e non nel dialetto locale - il mullah Abdul Salam Zaeef, ambasciatore dei Talebani in Pakistan ribadisce la posizione del governo di Kabul e risponde al discorso che il presidente americano George W. Bush ha pronunciato nella notte di fronte al Congresso Usa.
I Talebani hanno chiesto un'inchiesta internazionale e neutrale da parte dell'Onu o dell'Organizzazione della conferenza islamica, sugli attentati negli Stati Uniti. "Se l'America ha prove decisive contro Osama Bin Laden, deve renderle note", ha ribadito Zaeef. E di fronte alla prospettiva di un'operazione militare Usa, essi hanno ammonito che "se un Paese islamico viene attaccato, ed esso non è in grado di difendersi, la guerra santa (Jihad) contro gli aggressori è un obbligo per tutti i musulmani".
Nel suo discorso Bush ha usato toni molto duri. Di fronte a un Congresso riunito al completo - con ospite anche il premier britannico Tony Blair e sorvegliato dall'alto da elicotteri in volo - il presidente ha intimato ai Paesi arabi: "O con noi o contro di noi", ha aggiunto che "giustizia sarà fatta" e "non scorderò mai questa ferita al nostro Paese, o quelli che ne sono responsabili. Non cederò mai".
"Noi condanniamo i Talebani - ha proseguito - e non solo per il supporto a Bin Laden, ma anche perché l'Afghanistan è un Paese dove la gente muore di fame, dove le donne non possono andare a scuola, dove si può essere arrestati per il possesso di un televisore e dove si è costretti a seguire la fede religiosa imposta dal regime".
In nome di tutto questo, Bush lancia il suo ultimatum: "Consegnateci Bin Laden e tutti i terroristi, chiudete tutti i loro campi d'addestramento, rilasciate tutti gli stranieri imprigionati, e garantite la necessaria protezione ai giornalisti e agli operatori delle agenzie umanitarie. E che sia chiaro: queste richieste non sono negoziabili". Nessun accenno alla richiesta degli afgani a Bin Laden affinché lasci il Paese. Evidentemente gli Usa non la prendono neanche in considerazione.
Sulla sorte di Bin Laden esistono notizie discordanti. Secondo un quotidiano pachistano lo sceicco avrebbe lasciato l'Afghanistan lunedì, prima della riunione degli Ulema afghani a Kabul dove si doveva decidere il suo destino. La caccia continua.
Accanto a Bush non c'era il vice Dick Cheney. L'intelligence continua a ritenere pericolosa la presenza contemporanea del presidente e del suo vice: in caso di attacco l'America risulterebbe decapitata politicamente.
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