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Dopo la perdita di Kabul, il leader spirituale, il mullah Mohammad Omar, tenta una disperata resistenza nel resto dell'Afghanistan: ha ordinato alle milizie talebane di ubbidire ai comandanti, non disertare, radunarsi e combattere. Potrebbe esere questo un segnale che le forze fedeli ai Talebani sono vicine alla "rottura" e che la perdita di Kabul non sarebbe una "ritirata strategica". Smentita anche la voce che voleva Omar catturato. A farlo è stato il segretario dell'ambasciata talebana Abdul Salam Shain: "Solo voci e menzogne" ha detto. Omar rimarebbe nella roccaforte di Kandahar. Prima si era anche sparsa la notizia - fornita da fonti iraniane - che fosse fuggito in Pakistan. Non si conosce invece la sorte di Osama Bin Laden.
Ma il presidente del Pakistan, Pervez Musharraf si è scagliato contro i mujahiddin: "L'Alleanza del Nord non deve occupare Kabul, il futuro dell'Afghanistan non può essere in mano ad un solo gruppo. Quella deve diventare una zona demilitarizzata". Si preannunciano forti tensioni diplomatiche. Duro anche l'ex re Mohammad Zahir Shah. "E' contro l'accordo concluso con noi", dice Abdul Sarrat Sirat, uno dei consiglieri dell'ex monarca in esilio a Roma dal 1973, poi aggiunge: "Non ci aspettavamo che entrassero a Kabul. Volevamo che Kabul fosse smilitarizzata e che il governo e l'amministrazione della città rientrassero in un processo politico, Siamo preoccupati per la sicurezza e per i civili".
Kabul è ormai nelle mani dei mujahiddin. Nella città erano entrati in un primo momento solo cinquanta uomini armati dell'Alleanza del Nord con l'ordine di bonificare la città da un'eventuale resistenza della retroguardia degli studenti di Allah e per svolgere compiti di polizia.
Le immagini mostrano festeggiamenti lungo le strade con migliaia di persone che salutano l'avanzata delle forze dell'Alleanza e scandiscono slogan contro i Talebani. "Abbiamo conquistato Kabul", grida un miliziano dell'opposizione, mentre un altro dice: "Abbiamo occupato i principali edifici governativi e stiamo cacciando i Talebani a ovest".
Altri testimoni affermano di aver visto decine di carri armati e blindati delle truppe talebane lasciare la città e imboccare la strada per Kandahar, a sudovest, seguiti da una lunga teoria di loro auto e fuoristrada stipati di persone e masserizie.
Secondo la radio iraniana di Teheran, sarebbe stata anche un'insurrezione popolare, in cui sono morti almeno una ventina di civili, a costringere la scorsa notte i Talebani ad iniziare il ritiro da Kabul. La sollevazione sarebbe cominciata quando fra la popolazione si è diffusa la notizia che i mujahiddin erano a pochi chilometri dalla capitale.
I primi membri del governo dell'opposizione ad entrare a Kabul sono stati i ministri della Difesa e degli Esteri del Fronte unito. Si tratta del generale Mohammad Fahim, ministro della Difesa, e Abdullah Abdullah, ministro degli Esteri.
E che le cose siano cambiate lo dimostra un piccolo episodio. Per la prima volta da cinque anni la musica è tornata sulle onde di radio Kabul. Le trasmissioni dell'opposizione, entrata all'alba a Kabul, sono state aperte da una preghiera tratta dal Corano. Subito dopo, ancora prima di ogni annuncio, la radio ha mandato in onda una canzone di un cantante molto popolare, Farhad Darya, in esilio in Europa. I Talebani avevano proibito, fra l'altro, anche l'ascolto della musica, il cinema, la tv e le foto di persone viventi.
Ma il quadro generale del Paese non è ancora chiaro. Fonti vicine al regime degli studenti di Dio sostengono di aver riconquistato Mazar-i-Sharif, la città presa dopo l'avanzata degli antitaliban venerdì scorso. Il fatto è stato smentito dalla tv iraniana secondo la quale i ribelli del comandante Rashid Dostum stanno combattendo a Mazar ma solo per distruggere le ultime sacche di resistenza talebana.
Dagli Usa arrivano caute aperture (anche per non irritare il prezioso alleato Pakistan). Il Pentagono si rallegra per l'avanzata dei guerriglieri giudicando il loro ingresso a Kabul "una grande notizia", ma è prudente nel valutare l'impatto dell'avanzata e il ritiro dei Talebani. Le fonti militari americane sembrano temere un colpo di coda dei miliziani del mullah Mohammad Omar, o una trappola, oppure un loro arroccamento intorno a Kandahar che porebbero trasformare in una roccaforte imprendibile.
E da parte dei mujahiddin arriva anche la smentita dell'attacco su Kandahar. La televisione araba Al Jazeera aveva in precedenza detto che miliziani antitaliban avrebbero preso anche l'aeroporto della roccaforte talebana. Ma non sarebbe vero.
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