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Sembrano vicine a un accordo le quattro delegazioni afghane riunite a Bonn per la conferenza che deve delineare il futuro del paese. L'intesa prevede la formazione di un'amministrazione transitoria che potrebbe essere guidata dall'ex re Mohammad Zahir Shah. L'ex monarca, secondo l'orientamento emerso nei primi incontri, avrebbe quindi un ruolo di garanzia. Guiderebbe un governo temporaneo che nel giro di pochi mesi dovrebbe convocare la Loya jirga, l'assemblea che riunisce tutte le etnie del paese dalla quale dovrebbe uscire un parlamento provvisorio, in attesa di un voto che porti a un nuovo governo.
Punto controverso restano le garanzie durante il processo di transizione: la proposta dell'Onu di dispiegare truppe multilaterali incontra l'opposizione dell'Alleanza del Nord: "Sentiamo che non abbiamo bisogno di queste truppe. Abbiamo sufficiente sicurezza", ha dichiarato il ministro degli Interni Junus Qanuni.
Per siglare ufficialmente l'accordo c'è tempo fino a sabato. Entro quella scadenza, i delegati intendono rientrare in Afghanistan, ed eventualmente riprendere lì i negoziati. E anche le Nazioni Unite puntano su re in esilio in Italia. "Dovete provare a quelli che credono che siete pronti a ripetere gli errori del passato che si sbagliano", ha detto il segretario generale dell'Onu Kofi Annan nel suo messaggio all'assemblea.
Fra le delegazioni, la più numerosa è quella che rappresenta l'Alleanza del Nord, guidata dal presidente Rabbani. Insieme a rappresentanti uomini ci sono anche cinque donne che si sono presentate con il velo in testa, ma senza burqa imposto dai Talebani.
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