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Nessun salvacondotto al mullah Mohammad Omar. Lo ha ribadito il segretario alla difesa Usa, Donald Rumsfeld: "Vi posso assicurare che gli Stati Uniti si opporrebbero nettamente a qualsiasi ipotesi di offrirgli un'amnistia o una via di fuga di qualsiasi tipo", ha detto.
Rumsfeld ha poi aggiunto che ormai i Talebani sono a un passo dalla caduta definitiva. Spiegando le strategie dei due nemici degli Usa ha detto che Omar probabilmente mira a riorganizzare i suoi uomini "tenendo Kandahar oppure fuggendo sulle montagne per attendere il momento migliore per tornare a uccidere". Diverso il caso di Osama Bin Laden, che secondo il capo del Pentagono "ha altri interessi, utilizza l'Afghanistan solo come un rifugio da cui uscire per assassinare gente in giro per il mondo". E ha concluso: "Uno è afghano, l'altro non lo è". E il cerchio si sta stringendo attorno a Bin Laden. Il sospettato numero uno degli attentati dell'11 settembre, è ancora in Afghanistan, probabilmente nascosto nelle grotte di Tora Bora una sessantina di chilometri a sudovest di Jalalabad.
Bombe su Kandahar Proseguono incessanti i bombardamenti sopra Kandahar. I raid americani si sono concentrati soprattutto nell’area attorno all’aeroporto, dove i Talebani sono asserragliati in alcuni bunker per sfuggire alle esplosioni. Ma ancora non si può parlare di caduta della città. Tra i mujahiddin nascono le prime divisioni. Un portavoce dell’esercito dell’ex governatore Gul Agha ha detto che "le forze dell’Alleanza del Nord devono stare fuori da Kandahar. Abbiamo uomini a sufficienza a Kandahar e non abbiamo bisogno del loro aiuto". E ha poi precisato che "al momento la situazione è tranquilla. I bombardamenti sono ancora in corso, ma non si combatte". Il mujahiddin ha poi riferito che 3000 uomini dell’esercito di Agha si trovano in questo momento a sei chilometri dall’aeroporto ma non hanno ancora ricevuto nessun ordine di avanzare.
Powell: non c'è l'Iraq nel mirino Marcia indietro del segretario di Stato Colin Powell sul prossimo obiettivo di "Enduring Freedom". Non sarà l'Iraq (come sembrava di capire dalle parole dello stesso presidente George W. Bush nei giorni scorsi). Powell ha ribadito che l'America non ha dichiarato guerra all'Iraq e che sono "improprie" le speculazioni su questo argomento. Evidentemente non sono ancora maturi i tempi politici per la fase due del conflitto. E molti partner - a cominciare dagli stati arabi amici e l'Europa -non ne vogliono sentir parlare.
Alla conferenza, stop and go Forse domani l'accordo alla conferenza di Bonn sul futuro dell'Afghanistan. Lo ha reso noto un rappresentante del "Gruppo di Cipro" degli afghani in esilio. Domani dovrebbero essere date indicazioni sui nomi dei componenti degli organismi esecutivi concordati alla conferenza. Ma in mattinata l'esponente dell'etnia pashtun più importante, Haji Abdul Qadir, aveva abbandonato il tavolo negoziale. Qadir non ha fornito la ragione ufficiale della sua decisione, anche se alcuni sostengono che si tratta di un gesto di protesta perché riteneva la sua comunità sottorappresentata. Ma il rappresentate del Gruppo di Cipro ha precisato che il delegato pashtun dell'Alleanza del nord, non se n'è andato per contrasti con le altre delegazioni, bensì all'interno della sua stessa delegazione. Intanto il leader di una potente milizia musulmana sciita ha sollecitato il dispiegamento a Kabul di forze di pace straniere sotto l'egida delle Nazioni Unite.
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