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Finalmente il Pentagono ha diffuso il video di Osama Bin Laden scoperto nei giorni scorsi in Afghanistan. Lo sceicco, seduto su dei cuscini, è a cena con alcuni amici (si riconosce il "portavoce" di Al Qaeda Abu Ghaith e il medico egiziano Al Zawahiri) ed è vestito in giacca mimetica e turbante bianco. Nelle prime battute del filmato, i presenti raccontano la loro gioia all'udire le notizie sull'attacco dell'11 settembre.
Il leader di Al Qaeda usa una una metafora calcistica specificando che tutti i dirottatori sapevano che sarebbe stato un martirio, ma non quale fine avrebbero fatto. "E' andata meglio del previsto, li abbiamo addestrati", ha detto Bin Laden, che aggiunge: "Abbiamo chiesto ai nostri martiri di andare in America. Ma solo prima di salire sull'aereo hanno saputo quello che dovevano fare". Lo sceicco dice che il capo dell'operazione era Mahammad Atta e un uomo al suo fianco commenta: "Era un uomo pio".
Sorridente durante la conversazione e divertito, Osama racconta della riuscita del piano. I partecipanti alla cena raccontano di sogni e visioni avute in cui aerei si schiantano. Gioiscono i seguaci di Bin Laden alla vista del primo aereo su una delle due Torri, ma Bin Laden li rassicura: "Il meglio deve ancora venire". Insomma, per il Pentagono è la prova della colpevolezza del terrorista saudita. Dopo una decina di minuti la scena cambia: la telecamera inquadra uno dei partecipanti alla cena si allontana dal circolo e prende una maschera antigas mentre si sentono le risa degli altri. Viene poi inquadrato un pezzo di una scatola nera e una carta geografica.
Ma dov'è lo sceicco? Resta la domanda: dov'è Osama Bin Laden? Fino a ieri il toto Bin Laden si giocava dalle parti di Tora Bora - dove gli Usa stanno preparando l'attacco di terra - e nel momento in cui la morsa cominciava a stringersi, c'è chi lo voleva già in Pakistan.
Una storia senza fine, che assume importanza quasi fondamentale agli occhi dell'Occidente e dell'America soprattutto. La guerra al terrorismo è sacrosanta, ma ci vuole un risultato tangibile. In questo senso la figura dello sceicco saudita è quantomai simbolica. La sua cattura andrebbe ben al di là degli esiti di un efficace e lento smantellamento della rete di Al Qaeda.
Ci si era dati appuntamento appena un paio di settimane a sud di Kandahar. Ci avrebbero giurato americani e alti esponenti dell'Alleanza del Nord che lui, il "fantasma" come si comincia a chiamarlo, fosse lì.
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