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Che fine faranno i Talebani prigionieri a Guantanamo (Cuba) nel carcere fortezza Usa?
Della questione si cominciano ad occupare un po' tutti. Gli inglesi per primi rivolgono un appello agli Usa: "Ci opporremo a una eventuale condanna capitale per i detenuti nella base di Guantanamo" affermano. Si dibatte, dunque, su come trattare i Talebani che hanno combattuto al fianco di Osama Bin Laden. E' giusto non considerarli prigionieri di guerra, come hanno fatto gli americani fino ad ora e quindi non applicare il trattamento stabilito per quel tipo di detenuti?
Si sta per aprire una nuova battaglia. Questa volta morale su come ci si debba comportare nei confronti di chi tanto male ha fatto. La polemica inizia a divampare. Soprattutto dopo la diffusione di immagini provenienti dalla base statunitense cubana. Immagini non proprio "civili" su come vengono trattati i detenuti.
Sono dunque gli inglesi ad aprire il dibattito. Una posizione chiara: la Gran Bretagna "si opporrą a un'eventuale condanna alla pena capitale per i prigionieri di Guantanamo, pur considerando che nel quadro dei diritti internazionali in questa vicenda spetta innanzitutto agli americani decidere della sorte di quegli uomini" afferma il Segretario di Stato agli Affari Esteri, Ben Bradshaw.
Si mobilita anche la stampa. Il Los Angeles Times scrive di un cappellano musulmano della Marina americana arrivato nel campo di Guantanamo per portare conforto religioso ai detenuti dopo "le crescenti critiche degli alleati europei sulle condizioni di detenzione della prigione all'aria aperta". La Bbc dedica vari servizi alla questione, il Guardian prende anche lui, posizioni di denuncia.
Javier Solana, capo dell'Ufficio Esteri dell'Unione Europea, dice: "La convenzione di Ginevra dovrebbe essere applicata a chiunque sia detenuto in circostanze simili". Tutti i partiti del Parlamento danese (esclusa l'estrema destra) si dicono preoccupati per le condizioni carcerarie di Guantanamo e chiedono al governo di inviare una nota ufficiale di critica agli Stati Uniti e il ministro degli Affari Esteri di quel paese Stig Moeller, afferma di "aspettarsi che in questa faccenda gli Stati Uniti rispettino le convenzioni internazionali".
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