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Il 12 settembre sarà ricordato come il day after di una tragedia che ha lasciato il segno. Domande inquietanti si pongono sull'intervento politico-militare dell'America e dei suoi alleati per difendere o ripristinare l'equilibrio tra i Paesi. La stampa nazionale ne segue l'evoluzione.

Su Repubblica si legge: "Nella capitale del Massachusetts è partita una delle maggiori operazioni nella storia dell'Fbi, una gigantesca caccia all'uomo. Robert Fitzpatrick, vice capo dell'Fbi di Boston, si è detto convinto che gruppi islamici operativi finanziati da Bin Laden - da anni ricercato numero uno dei federali - siano presenti da tempo nella capitale del Massachusetts. Ci sono cellule terroriste in attività nei sobborghi di Boston, ha spiegato Fitzpatrick, i terroristi che hanno dirottato gli aerei hanno ricevuto appoggi fondamentali da questi gruppi".

Altri agghiaccianti risvolti colorano di angoscia l'attentato agli Usa. Vittorio Zucconi scrive "Uccidete George Bush, abbattete l'Air Force One: questo era il piano. Questa è la verità che tinge il primo mattino di un'America che si risveglia in guerra contro il nemico senza nome e senza volto e ricomincia a funzionare, treni, autobus, qualche aeroporto, traghetti. Le Torri della finanza, il Pentagono, Manhattan, la strage dei civili, le migliaia di morti dalle quali una nazione sta emergendo con la forza dell'uomo tranquillo, del popolo della frontiera, erano soltanto corollari: l'obiettivo vero era lui, George W. Bush. Erano la Casa Bianca, l'Air Force One, la vita dell'uomo che incarna in sé il potere costituzionale e la continuità politica dell'America. Abbiamo prove specifiche e credibili che il Presidente e il suo aereo personale erano i bersagli dei dirottatori dice il ministro della Giustizia, Ashcroft".

La risposta politico militare dell'America non lascia spazio a dubbi e dopo queste nuove scoperte, scrive ancora Zucconi, si comprende perché "il Senato degli Stati Uniti abbia votato ieri notte all'unanimità, 100 voti su 100, i poteri di guerra a Bush. E perché la Nato abbia risposto all'appello americano".

Accordi politici e alleanze, frutto di un atavico vissuto storico, richiamano il mondo occidentale a un reciproco e solidale impegno. Su Repubblica si legge "La decisione della nostra Alleanza di considerare l'attacco all'America come un attacco a noi tutti, come da articolo 5 del Patto atlantico, è un segnale a un tempo solenne e tremendo. Non lascia spazio ad ambiguità o giri di valzer. Se qualcuno ne fosse ancora tentato, perderebbe irrimediabilmente ogni titolo di appartenenza alla comunità occidentale. Durante i per noi pacifici decenni della guerra fredda, avevamo finito per coltivare una rappresentazione essenzialmente strategica del nostro insieme geopolitico. Un bastione destinato a difenderci dall'impero sovietico. Quasi che l'identità occidentale potesse essere stabilita solo contro - ieri Hitler e poi Stalin, oggi il fondamentalismo islamico, domani forse la Cina? Se davvero fosse così, alla lunga non avremmo molte possibilità di vincere la sfida contro il terrorismo. Saremmo quasi condannati all'autodisfacimento. E' lo scenario sul quale scommettono Bin Laden e i suoi emuli, meno isolati di quanto amiamo immaginare. Insomma: l'Occidente è la Nato, punto e basta? Talvolta abbiamo dato l'impressione di crederlo".

Il Corriere della Sera riporta le affermazioni di George Bush e di Colin Powell "Chiamato a rispondere alla sfida più pesante della sua giovane presidenza, Bush Jr ha ieri dichiarato che la carneficina di martedì è stata più di un atto di terrorismo, è stata un atto di guerra. E ha ammonito i suoi autori: L'America impiegherà tutte le sue risorse per sconfiggerli: questa battaglia richiederà tempo e impegno, ma la vinceremo. Bush ha concluso che la Superpotenza avrà l'aiuto di tutte le nazioni che amano la libertà nella monumentale lotta del bene contro il male.
Il segretario di Stato Colin Powell, rientrato d'urgenza da una visita in America latina, gli ha dato man forte. Daremo loro la caccia - ha affermato alludendo ai terroristi - non allenteremo la presa. E ha adombrato una reazione concertata con gli alleati agli attentati al World Trade Center e al Pentagono, dando un contenuto più preciso all'accenno di Bush: Ho discusso con il presidente e con il Consiglio di sicurezza - ha sottolineato - un piano per creare una coalizione mondiale contro ogni forma di terrorismo. Una coalizione, ha commentato l'ex segretario di Stato James Baker, che ricordi quella del '90 di Bush Sr contro Saddam Hussein nella guerra del Golfo".

Uno dei fondatori dell'Olp, Shafi osserva sull'Unità "E' terribile. Ciò che è accaduto è terribile. Ma ancora più terribile sarebbe una cieca vendetta da parte americana che aggiungerebbe sangue a sangue, trasformando la lotta al terrorismo di massa in uno scontro di civiltà tra l'Occidente e l'Islam. Ed ancora: l'America dovrebbe seriamente riflettere sui guasti prodotti dalla politica dei due pesi e due misure adottata in Medio Oriente. La risposta militare può forse eliminare un gruppo terroristico, ma non potrà mai estirpare le ragioni che sono al fondo di un rancore che può trasformarsi se non in complicità diretta in una visione dei kamikaze che hanno colpito l'America come dei nuovi saladini."

Sul Tempo le osservazioni di Avi Panzer, a lungo ambasciatore d'Israele in Italia: "Condivido l'opinione di Kissinger che questa è una nuova Pearl Harbour. Questa volta, però, si tratta di una Pearl Harbour terroristica e non c'è dubbio che gli Stati Uniti reagiranno con molta forza e in modo molto efficace, come hanno fatto dopo Pearl Harbour nella seconda guerra mondiale".

Sulla Stampa Augusto Minzolini scrive "Gli aerei bomba sulle Twin Towers e sul Pentagono rappresentano un'escalation nella stategia del terrore, o meglio, sono veri e propri atti di guerra per cui deve essere adottato l'art.5 dell'Alleanza Atlantica che impegna gli altri Paesi a giudicare un atto di guerra verso uno dei Paesi membri come un'aggressione contro tutti i Paesi della Nato. Il Segretario di Stato, Colin Powell, e il ministro della dofesa, Donald Rumsfeld, hanno posto il problema all'Europa, senza però informare gli alleati delle intenzioni di Washington sul piano operativo. Qualcosa di più gli uomini della Casa Bianca hanno detto, invece, ai Russi per avere un beneplacido rispetto ad una rappresaglia che sarà un vero atto di guerra".

L'Avvenire dà spazio alle considerazioni del filosofo Paul Virilio "C'era un tempo un equilibrio del terrore, poi l'implosione dell'Unione Sovietica vi ha messo fine. Nel crollo delle torri del Wtc dobbiamo davvero vedere l'inizio dell'era tragica del disequilibrio del terrore. Prende corpo cioè una forma di guerra che possiamo definire accidentale, puramente terroristica, che viene a prevalere in questo inizio di secolo sulla sua forma sostanziale, quella che siamo abituati o, forse, eravamo abituati a conoscere".

Il Messaggero riporta il contenuto della discussione telefonica tra il capo del Cremlino, Vladimir Putin e il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder "I due leader, secondo fonti ufficiali, hanno valutato in modo identico gli avvenimenti negli Stati Uniti come un barbaro atto di terrorismo al quale la comunità internazionale deve rispondere in modo concertato".

Intanto, ciò che rimane vivo nel ricordo di tutti sono le immagini di una città diversa che, a fatica, si appressa alla normalità. Su Repubblica si legge "New York è molto cambiata. Forse è cambiata per sempre. Già da martedì pomeriggio l'isola si è svuotata. Da martedì notte New York sembrava una metropoli di fantasmi". Il sindaco Rudolph Giuliani invita i cittadini a ricominciare e a ricostruire "Già da oggi, dice Giuliani, le scuole riapriranno. Domani si spera che anche borse e mercati finanziari possano ridare il via alle contrattazioni, anche se ci sono timori su possibili crolli di Wall Street. L'importante è non farsi prendere dal panico, insiste il sindaco: Uscite, andate al ristorante, non rassegnatevi al terrorismo. Otto milioni di newyorkesi sono pronti a seguire il suop consiglio, ma non sarà facile digerire il dramma. New York è l'Hiroshima del ventunesimo secolo, proclama alla Cbs un mezzobusto televisivo. Purtroppo ha ragione. Davanti alla chiesa di St.Thomas, nella Quinta Strada, si legge un cartello: Per favore, pregate per la città e per l'America".

Grandinotizie.it/ 13 settembre 2001


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