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Gli Usa reagiscono: strategie di attacco e nuove alleanze

La stampa nazionale segue l'America e la sua reazione all'attacco subito. Intanto, mentre si dà il via ad una coalizione internazionale contro il terrorismo, la sinistra italiana si divide tra interventisti e neutralisti e la maggioranza degli italiani vorrebbe un dibattito in Parlamento sull'appoggio armato agli Usa.

Le alleanze tra gli Stati contro il terrorismo prendono forma. Sul Messaggero del 17 si legge "La Casa Bianca insiste nello sforzo di riunire una coalizione internazionale contro il terrorismo che faccia da scudo e sottofondo politico nei riguardi di un'eventuale azione militare. A Camp David, Bush e il Consiglio di sicurezza nazionale hanno messo a punto la strategia da attuare nei confronti degli alleati. Il presidente ha avuto colloqui telefonici con i più importanti leader mondiali, dopo quelli dei giorni scorsi con il russo Putin e il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi. Ieri è stata la volta del presidente messicano Vincente Fox, con il premier spagnolo Josè Maria Aznar e con il leader pakistano Pervez Musharraf che ha anche ringraziato per l'appoggio offerto dal suo Paese, appoggio militarmente e politicamente assai significativo. Non a caso un soddisfatto Colin Powell ha riferito che il contatto è stato molto positivo".
Oltre, si leggono le considerazioni di Larry Collins, lo scrittore americano superesperto di intelligence, sul flop dei servizi segreti americani "Non sono solo io a voler capire cosa non ha funzionato. Tanti americani si fanno la stessa domanda. C'erano segnali, indizi, documenti che indicavano la preparazione di una clamorosa azione contro gli Stati Uniti. Anche l'Svr e il Mossad, il servizio segreto di Mosca e quello di Tel Aviv, sospettavano che Bin Laden stesse organizzando qualcosa di grosso. E l'avevano fatto sapere a Langley, alla sede della Cia. Tutti avvertimenti presi alla leggera. Risultato: oggi ci ritroviamo praticamente in guerra".
Per quanto riguarda la posizione del popolo italiano rispetto all'azione armata, sul Corriere della Sera del 17 si legge "Il 40 per cento (60 per cento nel centrodestra) è favorevole. Solo poco più di un decimo (ma quasi il 20 per cento tra chi si sente di sinistra) si dichiara contrario. Gli altri, la maggioranza relativa della popolazione (e quasi il 70 per cento nel centro), vorrebbero che si tenesse prima un dibattito ampio, magari in Parlamento".
Sul Corriere del 18, invece, sono gli intellettuali di sinistra ad essere divisi tra interventisti e neutralisti "La cosiddetta intellighenzia di sinistra s'interroga, dopo i proclami ai militari del presidente Bush e i riflessi nel nostro Paese, con le ultime affermazioni del ministro della Difesa Martino che non esclude un apporto di nostri soldati alla guerra anti terrorismo". Emanuele Macaluso, ex direttore dell'Unità e oggi direttore delle Ragioni del socialismo ritiene che "l' uso di truppe oggi sia un'ipotesi teorica e non di lavoro. Al conflitto non ci crede, almeno per ora, anche se invita a riflettere bene prima di dichiarare una guerra purificatrice per estirpare il male". Il pubblicitario Emanuele Pirella "ha idee assai simili: Ho l'impressione che debbano essere usate anche truppe di terra e non vedo come l'Italia non debba partecipare a un'alleanza militare su obiettivi specifici come quella contemplata dall'articolo 5 del Trattato Nato. Interventista ma più sfumata sui modi la posizione del filosofo Beppe Vacca, segretario dei ds pugliesi, che attacca addirittura chi accusa la sinistra di essere neutralista. Tutt'altro: E' necessario che l'Italia e l'Europa e uno schieramento internazionale più ampio possibile stiano a fianco degli Stati Uniti per individuare insieme i colpevoli, identificare i santuari del terrorismo, punire i primi e colpire anche i secondi. Una tesi, che è quella di D'Alema, che certo genera qualche mal di pancia a sinistra ma che ci deve far riflettere che colpendo l' America i terroristi hanno colpito i diritti fondamentali di tutta l'umanità". Sandro Curzi "giudica allucinanti le parole del ministro Martino che prima rassicura e poi annuncia che i nostri soldati potrebbero partire: ma per dove?. Gli fa eco lo storico Luciano Canfora che parla di retorica del ministro nel rassicurare le mamme d'Italia. Per Gene Gnocchi, comico e scrittore umoristico vicino a Rifondazione, l'uso di truppe deve essere una soluzione estrema".

Sulla Stampa del 18 si legge "Mentre al Cremlino si sta riflettendo sulle condizioni dell'adesione alla coalizione anti-Taleban, un secondo fronte di guerriglia si è riaperto ieri dentro la Russia stessa. Un lunedì nero per le truppe russe in Cecenia, con almeno 28 militari morti - tra cui due generali - e una ripresa dell'offensiva dei ribelli". Oltre, "Il Cremlino è convinto che la guerriglia cecena venga finanziata e addestrata da estremisti islamici, in primo luogo Bin Laden. Ieri i russi hanno scoperto nel nascondiglio di uno dei comandanti ribelli, insieme con armi e munizioni, un cd contenente un simulatore di volo per il Boeing-737, con manuale di pilotaggio. Non è chiaro a cosa potesse servire in Cecenia, dove non esiste Aviazione civile, ma per i servizi segreti la prova è lampante: i dischi sono stati trovati nel rifugio del comandante arabo Abdurrahman il piccolo, che secondo i russi sarebbe legato al terrorista numero uno. Della notizia è stato subito informato il vicesegretario di Stato Usa John Bolton, da ieri nella capitale russa per colloqui al Cremlino. Dopo le trattative il diplomatico americano ha definito prematuro il discorso su una partecipazione di Mosca alla guerra contro l'estremismo islamico. Ma il suo interlocutore Gheorghij Mamedov ha sottolineato che il fatto stesso che si stiano svolgendo consultazioni rappresenta già un elemento concreto di aiuto agli Stati Uniti, anche militare"
Il dispiegamento militare degli Stati Uniti intorno alle basi afghane di Osama bin Laden è in pieno svolgimento. Il nome dato all'operazione del Pentagono, Giustizia infinita, ha suscitato differenti perplessità. Sulla Stampa del 21 si legge che la denominazione Giustizia è stata giudicata offensiva "da numerosi Stati e studiosi musulmani (e non soltanto musulmani), secondo i quali l'unico a poter avere questo potere Dio. Durante la conferenza stampa tenuta ieri al Pentagono è stato un giornalista straniero a chiedere al Segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, se fosse al corrente dei malumori causati dalla scelta del nome. Capisco, capisco bene queste obiezioni - ha risposto Rumsfeld - e ovviamente gli Stati Uniti non vogliono in alcuna maniera fare o dire cose capaci di dare un'impressione del tutto errata da parte delle persone che ascoltano. Quale sarà a questo punto la nuova denonimazione non si sa. Non conosco la risposta a questa domanda ma non dubito che un cambiamento ci sarà, ha sottolineato il Segretario alla Difesa, lasciando intendere che qualcosa non ha funzionato nella selezione della denominazione, generalmente affidata a un team di specialisti del Pentagono che elaborano le diverse possibilità grazie ad un particolare computer. Lo scivolone del Pentagono sulla Giustizia Infinita segue di pochi giorni quello compiuto dal presidente George Bush domenica scorsa, quando parlò di crociata contro il terrorismo. La reazione delle capitali dei paesi musulmani e degli arabo-americani anche allora fu molto critica: venne ricordato alla Casa Bianca che le crociate dall'XI al XIII secolo furono sanguinose spedizioni militari che servirono alla cristianità per cacciare i musulmani dalla città santa di Gerusalemme. Per rimediare alla gaffe la Casa Bianca martedì aveva diffuso un comunicato con le scuse formali per l'avvenuto, affermando che il Presidente ritirava il termine contestato".
Sul Messaggero del 19 Roland Jacquard, presidente dell'Osservatorio internazionale del terrorismo, in merito alla paura di un risvolto atomico della guerra al terrorismo, sostiene che "Osama bin Laden avrebbe speso diversi miliardi per acquistare in Kazakhstan una bomba nucleare tattica grazie a reti di trafficanti delle repubbliche musulmane dell'Asia centrale ex sovietiche".
Intanto, le indagini sugli attentatori continuano. Sul Messaggero del 19 si legge: "A scommettere sul coinvolgimento di Bin Laden è il New York Times. Il quotidiano rivela che gli investigatori sono riusciti a confermare l'esistenza di un legame tra due sospetti attentatori-kamikaze, Ahmed Alghmdi e Satam Al Suqammi, e un ex tassista di Boston, Rahed Hijaazi. Hijaazi è ritenuto la mente di una serie di attentati ordinati nel '99 da Bin Laden. I tre, a giudizio dell'Fbi, sarebbero stati in contatto con un altro complice di Bin Laden: Nabil Al Marabù. E proprio lui, secondo la confessione di Hijaazi (in prigione in Giordania), sarebbe uno dei terroristi di Al Quaida, la rete internazionale di Bin Laden".
Sul Manifesto del 20 il monito del presidente Usa: "Vogliamo fatti, non parole. George Bush alza i toni e intima all'Afghanistan la consegna del ricercato bin Laden. Kabul rinvia a oggi la decisione e intanto caccia dal paese la Cnn".
Sulla Stampa del 22 troviamo quanto emerge dal vertice straordinario dei capi di Stato e di governo della Ue "Il documento europeo richiama la risoluzione 1368 adottata dal Consiglio di sicurezza dell'Onu il 12 settembre, all'indomani dell'attacco alle Torri Gemelle e al Pentagono. E sulla base di questa risoluzione afferma che una risposta americana è legittima. I paesi membri dell'Unione sono pronti a impegnarsi in questa risposta, ciascuno secondo i suoi mezzi, come dire che la partecipazione alle azioni militari - che appaiono imminenti - saranno graduate e decise dai singoli Stati. La raccomandazione comune che lancia la Ue è che le azioni siano mirate. Ma non per questo limitate perché il documento aggiunge che le azioni militari possono essere dirette anche contro gli Stati che organizzano, appoggiano o accolgono i terroristi".
Sul Manifesto del 23, le acute riflessioni su quanto accaduto agli Usa da parte dello storico francese Jean Chesneaux: "Ci sarà un prima e un dopo l'11 settembre 2001, come c'è un prima e un dopo la caduta del Muro di Berlino e la bomba di Hiroshima. E' un nodo, un momento, nel senso di Walter Benjamin. Viene dato congedo definitivo alla vecchia immagine positivista della storia come letto di un fiume che avanza. E' come se il braudelismo fosse congedato definitivamente e con lui la realtà dei tempi lunghi. L'11 settembre è un momento singolare, un vortice, che ha messo a nudo la vulnerabilità della società statunitense e più in generale della società cosiddetta sviluppata. La vulnerabilità dell'architettura delle grandi altezze, del trasporto aereo, delle centrali nucleari... In questo senso, contrariamente a quello che dice la propaganda Usa, i terroristi hanno raggiunto il loro obiettivo. Con l'11 settembre c'è stata una sorta di ribaltamento storico tra memoria e progetto, memoria come passato e il progetto come futuro, come capacità di iscriversi nell'avvenire. Ma oggi è il progetto ad essere dietro a noi, cioè la società impegnata a costruire denaro e grattacieli. Manhattan era un luogo emblematico di quel progetto. La memoria è di fronte a noi, la memoria durevole dell'estremo trauma vissuto live dal mondo intero".

Cinzia Bianchino/Grandinotizie.it/23 settembre 2001


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