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La guerra fino
alla resa, fino ad Osama, attraversando il ramadan
e muovendosi più in fretta del grande freddo. Tali le intenzioni
dichiarate, durante il vertice Apec, dal segretario di Stato Colin
Powell. Intanto, Silvio Berlusconi incontra Vladimir
Putin; la Russia insieme a Usa ed Europa per un triangolo
internazionale contro il terrorismo. Allarme antrace anche in
Pakistan. Questi gli eventi dell'ultima settimana di ottobre.
Sul Corriere della Sera del 22, Usa - Russia, insieme
contro il terrorismo: "I due leader sono parsi unanimi. Putin
ha definito la campagna antiterrorrista misurata e adeguata
e ha sottolineato che gli attacchi a Bin Laden e ai talebani
devono essere condotti fino in fondo. Bush lo ha ringraziato
per essersi comportato da vero amico. I Paesi dell'Apec
considerano il terrorismo una minaccia alla pace e alla prosperità
di tutti i popoli e s'impegnano a prevenirlo e stroncarlo in accordo
con l'Onu e il diritto internazionale".
Sul Messaggero del 22 "Gli Stati Uniti vorrebbero riuscire
a strappare Kabul ai Talebani prima che arrivi l'inverno. Lo ha
rivelato il segretario di Stato americano Colin Powell,
in un'intervista al programma Fox News Sunday. Da Shanghai,
dove si trova per il vertice del forum per la Cooperazione economica
nell'Asia-Pacifico (Apec), Powell ha spiegato a proposito della
conquista della capitale e di Kadahar, la città roccaforte dei
Talebani: Sarebbe nel nostro interesse e nell'interesse della
coalizione dell'Alleanza del Nord risolvere questa questione
prima che arrivi l'inverno e le operazioni diventino molto, molto
più difficili. Powell ha poi deluso quanti prevedevano che
i bombardamenti sarebbero stati interrotti durante il Ramadan,
il mese sacro dei musulmani, che comincia a metà novembre. Il
segretario di Stato non ha escluso che i raid possano continuare:
Dobbiamo essere molto rispettosi di quel periodo religioso
altamente significativo, ma allo stesso tempo, dobbiamo assicurarci
che la campagna abbia successo".
Due giorni dopo, ancora sul Messaggero si legge "Al Pentagono,
come alla Casa Bianca, il nervosismo sui tempi dell'operazione
comincia a farsi sentire. I talebani stanno rivelandosi un avversario
più tenace del previsto, almeno nei calcoli dell'amministrazione
Usa: Devo riconoscere che sono guerrieri solidi - ha commentato
l'ammiraglio Stufflebeem - mi sorprende la testardaggine
con cui rimangono appesi al loro potere pur sapendo che lo perderanno
e, comunque, dovremo andare avanti fino alla loro resa. Un concetto
ribadito dal premier britannico Blair: Continueremo
a bombardare finché Bin Laden non verrà catturato, ha dichiarato.
Sul Corriere del 25 "Se Bin Laden non esistesse, Putin
dovrebbe inventarlo: la battuta, di gran moda nei palazzi
del potere moscovita, disegna con cinica precisione la nuova Russia
che oggi accoglie Silvio Berlusconi. Dopo le stragi dell'11
settembre, il Cremlino si è schierato senza esitazioni a fianco
degli Usa, ha inserito la guerra cecena nella più ampia cornice
della lotta al terrorismo, ha espresso disponibilità nei confronti
della Nato, ha fatto valere la sua influenza operativa in Tajikistan
mentre si disimpegnava da Cuba e dal Vietnam. Con l'agilità di
un acrobata della politica, Vladimir Putin ha fatto dimenticare
in poche settimane retaggi sovietici e biografie sospette. Consapevole
della nuova fluidità delle alleanze e reduce dal confronto di
Shanghai con Usa e Cina, Vladimir Putin ha voluto rilanciare subito
l'altro triangolo con Europa e Usa. La Russia non può scegliere,
ha bisogno di entrambi. E Silvio Berlusconi, confermando la tradizionale
attenzione dell'Italia verso la nuova Russia, ha ogni buon motivo
per stringere la mano che Putin gli tende".
Su Repubblica del 26 Concita De Gregorio scrive
"Mister Bin Laden l'avevamo già preso, dice Clinton.
Era in mezzo a duecento donne con il burqa. Potevamo ucciderlo
ma sarebbe stata una strage e non l'abbiamo fatto. Il presidente
del Senato Marcello Pera ascolta l'aneddoto e chiede: E
adesso, presidente, dopo l'11 settembre che fareste? Adesso,
molto a malincuore, credo che lo uccideremmo. Ci sarebbero duecento
vittime innocenti, ma l'America ne ha avute 7.000".
Il 26 ottobre, East Room della Casa Bianca, firmata la
Legge per il patriottismo. Maurizio Molinari scrive
sulla Stampa del 27 "Questo è un passo cruciale per
sconfiggere il terrorismo senza ledere i diritti costituzionali
dei cittadini ha dichiarato Bush al momento della firma. Anche
se democratici e repubblicani fanno quadrato attorno all'inquilino
della casa Bianca, i dissensi alle leggi speciali - contro cui
hanno votato un senatore e 66 deputati - non mancano. Secondo
Ralph Neas, presidente dellAssociazione per i diritti civili
People for the American Way, ci troviamo di fronte a una
involuzione pericolosa, a causa di una normativa disseminata
di debolezze e vulnus che possono nuocere ai diritti individuali".
Su Avvenire del 27 Vittorio E. Parsi scrive "I
morti, in quanto tali, sono tutti uguali. E gli occhi di chi fugge
sotto le bombe, sia egli un innocente o il peggiore dei criminali,
esprimono sempre il medesimo terrore. Quando il costo degli errori
si paga in vite umane, l'unica cosa che possiamo fare è cercare
di limitare al minimo la possibilità di sbagliare. Non possiamo
però accettare di escludere il diritto di autodifesa, per il rischio
di causare all'avversario più danni di quanti vorremmo".
E bioterrorismo anche in Pakistan. Sulla Nazione del 27
si legge "Le autorità pakistane hanno confermato oggi il primo
caso accertato di infezione da carbonchio nel Paese: si tratta
presumibilmente di un dipendente della filiale a Karachi della
Banca di Zurigo, risultato positivo ai test dopo aver aperto una
lettera contenente spore del temibile batterio".
In america aumenta la sfiducia nei confronti delle autorità. Essa,
come si legge su Repubblica del 28, "viene alimentata
da una certa superficialità con cui le autorità affrontano l'emergenza
batteriologica e la psicosi dilagante sull'antrace. Le notizie
vengono fornite con il contagocce e in modo spesso contraddittorio:
prima Bush sembrava avvalorare la pista Bin Laden, poi la rete
Abc ha dato credito ai collegamenti con l'Iraq, adesso il Washington
post rivela che negli ambienti della Cia e del Fbi la pista interna
è quella più quotata".
Cinzia Bianchino/Grandinotizie.it/28 ottobre
2001
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