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O con l'America o contro l'America. Guerra ai sostenitori del terrorismo

Ancora un'altra settimana di guerra. L'Alleanza del Nord conquista Mazar-i-Sharif costringendo alla resa i Talebani; Osama Bin Laden legittima l'attacco come difesa dall'aggressore-Usa e George Bush lancia un minaccioso avvertimento a tutte le Nazioni che dovessero decidere di ritirarsi dalla lotta contro il terrorismo. Soldati italiani in stand by attendono la chiamata alle armi e Giulio Andreotti commenta il sì dell'Italia all'intervento militare.

Sulla Stampa del 5 "Un intellettuale noto per le sue simpatie islamiche, Selim Al Awa, in una dichiarazione ad Al Jazeera ha detto: la guerra in Afghanistan è quanto mai legittima dal punto di vista islamico trattandosi di una risposta a un'aggressione. Chi ha avvertito la natura sovversiva e sprezzante di messaggio di Bin Laden è stato il Segretario generale della Lega Araba Amr Moussa. Ieri, alle domande dei giornalisti ai margini della riunione dei ministri degli Esteri arabi a Damasco, ha risposto stizzito: Osama non parla affatto a nome del popolo arabo e dei musulmani. Moussa in passato, prima di approdare alla Lega Araba, era stato il capo della diplomazia egiziana e prima ancora ambasciatore a New York alla sede dell'Onu, ferocemente attaccata dal miliardario saudita nel suo messaggio tv di fine settimana. Questi si era scagliato contro le Nazioni Unite definendole il centro dei complotti orditi contro gli arabi e i musulmani, dalla spartizione della Palestina nel 1948 (anche questo un complotto mondiale a sua avviso ordito degli ebrei, ma con il consenso delle Nazioni Unite) fino ai massacri in Bosnia avvenuti addirittura con la complicità dell'Onu. Per il rappresentante egiziano al Palazzo di vetro Ahmed Abul Ghit le accuse di Bin Laden sono semplicistiche e vanificano gli sforzi della diplomazia araba. E il ministro degli Esteri del Cairo ha espresso un giudizio tanto sarcastico quanto tagliente sui proclami alla Jihad del miliardario saudita: Il signor Bin Laden sembra in guerra con il resto del mondo".

Sul Messaggero del 6 dettagli sull'intervento militare dell'Italia "Non è che le truppe di terra partano nelle prossime 48 ore, osserva il sottosegretario alla Difesa, Salvatore Cicu. I soldati italiani che saranno impiegati in Afghanistan resteranno in stand-by fino a quando non li chiameranno, potrebbero restarvi anche per due mesi. Siamo in attesa di prossime disposizioni, dicono agli Stati maggiori. Ma è chiaro che l'attività di programmazione e di pianificazione ferve".

Sul Corriere della Sera del 7 novembre, un nuovo Bush. "La mattina dell'11 settembre George Bush, 55 anni, era in visita in una scuola elementare della Florida. Quando il capo di gabinetto Andy Card gli diede la notizia dell'attacco alle Torri gemelle fece un'espressione stupita. Poi scomparve per un giorno intero, per motivi di sicurezza. Ma quando tornò a parlare all'America era un uomo diverso, un leader: Questo è un nemico che colpisce gli innocenti e si nasconde. Ma non potrà nascondersi per sempre. È scivolato quando ha parlato di crociata, di giustizia infinita, ma ha tirato dritto. So che la gente si stancherà di questa guerra, ma dobbiamo vincerla, ha detto".

Sull'Avvenire dell'8 "un sofferto quello di Giulio Andreotti all'impegno dei militari italiani in Afghanistan. E con l'invito a evitare enfasi pseudoguerrafondaie, il senatore a vita difende la scelta di inviare i soldati al fronte ma, come ha ripetuto ieri nell'aula del Senato citando Sant'Agostino, aggiungendo subito che chi considera senza angoscia dell'animo i mali della guerra ha perduto il sentimento umano. Insomma, taglia corto l'ex presidente del Consiglio, chi non sente l'orrore per la guerra dimostra di avere davvero una sensibilità molto attutita. E se ritiene giusto ora dare la solidarietà ai nostri soldati, non fa mancare una netta critica alla manifestazione pro Usa del 10 novembre promossa dalla Casa delle Libertà. Ormai l'hanno indetta e speriamo che riesca bene. Ma io la vedo con preoccupazione. Può apparire una specie di censimento di chi è amico dell'America e chi no. Invece non è vero per niente che sia così".

Sul Mattino del 9 il mullah Abdul Rashid Ghazi dice:"Aiutare gli oppressi è un dovere. Osama bin Laden è un eroe, non un terrorista, dice il mullah lanciandosi in una requisitoria contro gli americani che chissà perché si credono i migliori del mondo".

Sul Messaggero del 10 si legge "La notizia dell'ingresso del Fronte Uniti (nuovo nome dell'Alleanza del Nord) a Mazar-i-Sharif ha colto di sorpresa gli stessi strateghi del Pentagono. Erano appena le dieci del mattino in America, Bush era impegnato in un incontro con il Premier indiano e la Borsa di New York languiva in territorio negativo. Il primo lancio dell'agenzia Ap, l'Alleanza del Nord espugna Mazar-i-Sharif, ha fatto saltare in piedi l'intero paese. Wall Street è improvvisamente risalito la china, mentre al Ministro della Difesa è cominciato il bombardamento delle richieste di conferma delle informazione provenienti dal campo. Nello specifico le parole del comandante ribelle Abdul Rashid Dostum, ex governatore di Mazar-i-Sharif, cacciato dalla città dopo una poderosa offensiva dei talebani tre anni fa: Siamo entrati in città - avrebbe detto Dostum - controlliamo l'aeroporto, abbiamo ucciso oltre 500 soldati talebani, il resto delle truppe nemiche sono in fuga verso Est". Il portavoce del Pentagono, Victoria Clarke, dichiara: "Dagli elementi d'informazione che abbiamo qual che ci risulta è incoraggiante. Ci vorranno un paio di giorni per capire esattamente qual è la situazione per consentire che il polverone si depositi e sia chiaro quali sono le posizioni in campo. Il portavoce degli Stati Maggiori Riuniti, Ammiraglio Stufflebeem, ha confermato che combattimenti sono in corso nella città, a nord di Kabul, a sud nei pressi di Kandahar ed in altre regioni dell'Afghanistan: La guerra è in corso in tutto il paese, è una situazione dinamica, è troppo presto per fare bilanci".

Intanto, sulla Stampa dell'11 "George Bush, dal podio dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, chiede al mondo di unirsi contro il terrorismo e lancia un avvertimento a quegli Stati che dovessero tirarsi indietro: Pagherete un prezzo. Parlando a braccio per quasi trenta minuti di fronte a Capi di Stato, di governo e ministri degli Esteri di 188 Paesi del mondo, Bush traccia una linea rossa: Per ogni regime che sostiene o tollera il terrorismo c'è un prezzo da pagare, e lo dovrà pagare. La guerra contro l'Afghanistan dei taleban che ospita Al Qaeda di Osama bin Laden non è che l'inizio. Per descrivere l'importanza della sfida al terrorismo Bush ricorda il precedente della II Guerra Mondiale quando nessuno poteva sentirsi immune dal Male".

Sul Messaggero dell'11 novembre Osama Bin Laden si esprime sulla legittimità degli attacchi all'America: "Secondo il mio punto di vista, se un nemico occupa un territorio musulmano ed usa la gente comune come scudo umano, allora è lecito attaccare quel nemico. Per fare un esempio, se dei banditi piombano in una casa e prendono un bambino in ostaggio, il padre di quel bambino può attaccare i banditi e può succedere che in quell'attacco anche il bambino venga ferito. L'America ed i suoi alleati ci stanno massacrando in Palestina, Cecenia, nel Kashmir e in Iraq. I musulmani hanno il diritto di attaccare l'America come rappresaglia. Secondo la shariat islamica, i musulmani non dovrebbero rimanere a lungo nelle terre degli infedeli. Gli attacchi dell'11 settembre non erano diretti a donne e bambini: i veri obiettivi erano i simboli del potere militare ed economico dell'America. Il Santo Profeta - sia pace a Lui - era contrario all'uccisione di donne e bambini. Quando durante la guerra vide una donna morta, volle sapere perché fosse stata uccisa. Se, però, un ragazzino ha più di 13 anni e muove un'arma contro un musulmano, allora è consentito ucciderlo".


Cinzia Bianchino/Grandinotizie.it/11 novembre 2001



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