Dossier
Attacco agli Usa
Il punto
News
Scenario
I fatti, i perché
Protagonisti dossier
Hanno detto
Dall'A alla Z
Curiosità e numeri
Libri e film
Glossario dossier
Rassegna stampa
Link
 
 
Home
 Ultim'ora - Dossier - Dall'A alla Z - Protagonisti - Hanno detto - Sondaggi   <<back
 
  
 Indice dossier
 Tutti gli articoli
 Il diario
 Cronaca di una tragedia
 Minuto per minuto
 11 settembre 2001
 La reazione di Bush  "Il nostro Paese è forte"
 Scenario
 Dopo gli attacchi USA
 La strategia
 Come è avvenuto l'attacco
 Sos dirottamento
 Il codice usato dai piloti
 L'attacco in Tv
 I media usati come arma
 New York nel mirino  Un secolo di attentati
 Echelon
 Qualcuno ci ascolta
 
La cupola del terrore
Lo scacchiere mediorientale
Rassegna stampa nazionale
Fotocronaca 11 settembre 2001
Atlante: una guida paese per paese
La rete finanziaria del terrore
Settimana dal 26 novembre al 2 dicembre
A volte ritornano
I russi a Kabul. Ambasciata e aiuti umanitari?

E' questa un'altra settimana di guerra. I marines assediano Kandahar, la roccaforte di Osama Bin Laden. Secondo le affermazioni di George W. Bush, la resa dei conti sembra essere vicina. Intanto, alla vigilia della Conferenza di Bonn, a dodici anni dalla ritirata dei russi dall'Afghanistan, nuovi contingenti a Kabul per riaprire l'ambasciata e per portare aiuti umanitari.

Sul Corriere della Sera del 26, invece, intervista al principe Moahammed Al Faisal Al Saud, figlio del re Feisal, che così si esprime su Osama Bin Laden: "E' solo un pazzo, non sarebbe in grado di fare niente senza l'appoggio di qualcuno. Qui da noi lui è una nullità, sono i media americani che lo fanno apparire un gigante. Ne farete un Che Guevara".

Sul Messaggero del 26, Riccardo De Palo scrive "L'ora della resa dei conti è finalmente arrivata. Nella notte, con un continuo sbarco di truppe e di mezzi corazzati, trasportati a bordo di capienti aerei da trasporto e soprattutto di possenti elicotteri Chinook, i Marines hanno sferrato l'assalto finale a Kandahar, roccaforte di Osama Bin Laden e della cosiddetta guida suprema dei credenti, il mullah Mohammad Omar. Dalle tre di notte, ora locale, il Pentagono ha avuto conferma che l'aeroporto era stato finalmente conquistato e che le ultime truppe talebane avevano lasciato la zona. Quindi ha deciso di scendere direttamente in campo, inviando truppe di terra americane con due principali obiettivi: snidare dal suo nascondiglio lo sceicco del terrore e assumere il controllo della "capitale" del regime talebano, dove si trovano i palazzi e i centri di potere del mullah senza un occhio che ha costretto a vivere nel terrore e nell'indigenza la popolazione afghana. Se hanno deciso di far rischiare la pelle ai soldati americani con un'operazione tanto rischiosa, significa che sanno di poter mettere le mani su Bin Laden, dicono concordi numerosi analisti militari contattati dai network tv".

Sul Messaggero del 27, la Russia di nuovo a Kabul. "Dodici anni dopo il ritiro dell'Armata Rossa, la Russia ha iniziato, alla vigilia della conferenza di Bonn, un ritorno in grande stile in Afghanistan con un ponte aereo senza precedenti su Kabul dove si appresta a riaprire la propria ambasciata e ad istituire un centro per gli aiuti umanitari".

Sul Mattino del 28, in pericolo la vita di un'altra giornalista. E' una canadese ed è tenuta prigioniera dai Talebani. "Lo ha riferito Jonathan Steele, del britannico Guardian: un uomo di etnia pashtun gli ha consegnato la carta di identità di Ken Hetchman, del Montreal Mirror, e una sua richiesta d'aiuto. Secondo il racconto del pashtun, i taleban hanno detto quando ci arrenderemo, se non riceveremo dei soldi forse lo uccideremo".

Sul Corriere della Sera del 29, la prima vittima americana della nuova guerra. Basterà la debole stella di questo eroe americano, morto poco eroicamente mentre interrogava dei prigionieri, a ridare brillantezza all'immagine dei servizi segreti, messi sotto accusa per non aver saputo prevenire gli attentati dell'11 settembre? Le critiche, allora, furono sarcastiche: Le giovani leve non sono più disposte a mangiar male e dormire per terra per infiltrarsi in gruppi come Al Qaeda, scrissero i giornali. E l'epitaffio di un ex agente fu: La Cia è stata sconfitta dal fattore PP, paura del mal di pancia. E' un fatto che la penultima vittima pubblica della Cia si chiamava John Celli e morì nel 1996 in Medio Oriente, in un incidente stradale. Johnny M. Spann se non altro è stato ucciso dal nemico mentre cercava informazioni su Osama Bin Laden. La sua stella brilla un po' di più".

Sulla Stampa del 29 Fethi Benslama scrive "Dopo l'undici settembre si è parlato di un Islam umiliato che risponderebbe col terrore sacrificale per vendicarsi degli Stati Uniti d'America, o addirittura di quello che viene chiamato Occidente, accusati di essere gli autori di quest'umiliazione. È un motivo molto pericoloso da maneggiare; esso tende, sotto le spoglie di un atto di riconoscimento di un torto, una serie di trappole diaboliche. In primo luogo, sottintende che gli ideatori dell'attentato siano espressione dell'Islam e dei musulmani, quindi agiscano in una logica d'onore e di dignità da ritrovare". Oltre si legge ancora "Il mondo arabo è causa della propria umiliazione. La responsabilità principale grava incontestabilmente sui suoi governanti. Ad una generazione di uomini politici coraggiosi che hanno guidato i loro popoli ad affrontare le potenze coloniali, a strappare la propria emancipazione e a guadagnare il rispetto di tutti, è succeduta una generazione di buoni a poco caratterizzato, con poche eccezioni, da un mix di mancanza di cultura, corruzione e tirannia. Quanti danni e quante mistificazioni hanno attirato sui loro popoli! Il catalogo sarebbe lungo da redigere; è paragonabile al risentimento e al furore che vengono alla luce. E non è perché i loro abusi non hanno assunto la forma del lager o del genocidio (in alcuni casi anche di questo si tratta) che sono meno devastanti".

Sulla Stampa del 29, l'Allenza del Nord continua a non volere in Afghanistan forze straniere. Yunus Qanooni, ministro degli Interni dell'Alleanza del Nord, dice in merito a una forza multinazionale di sicurezza "Non ne vediamo la necessità, non ne abbiamo bisogno, la sicurezza esiste sul posto. Qualsiasi forza dovrà essere composta da afghani e soltanto da afghani .

Sulla Stampa di domenica, in un'intervista, Yunus Qanooni dichiara di volere una: "democrazia che rispetti il modello afghano. Nessuno al mondo ha l'autorità per dirci come dovrebbe o non dovrebbe essere. Per prima cosa intendiamo garantire l'unità nazionale sulla base di un Islam liberale. Non accettiamo altre visioni del mondo come il laicismo, il secolarismo o il dominio della religione fondamentalista".

Sul Corriere della Sera del 2 dicembre, il ministro degli Esteri Abdullah smentisce le affermazioni di Rabbani relative alle trattative di Bonn: "Ci sono state molte speculazioni sulle dichiarazioni del presidente. Si è parlato di rottura tra Rabbani e la delegazione. Ma la verità è che oggi abbiamo avuto a Kabul un incontro del Consiglio dei capi e tutti si sono dimostrati interessati al compromesso. E penso che ci siamo molto vicini".


Cinzia Bianchino/3 dicembre 2001/Grandinotizie.it



 Indice "Rassegna stampa"
inizio pagina
Ultim'ora - Dossier - Dall'A alla Z - Protagonisti - Hanno detto - Sondaggi   <<back