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E' questa un'altra
settimana di guerra. I marines assediano Kandahar, la roccaforte
di Osama
Bin Laden. Secondo le affermazioni di George
W. Bush, la resa dei conti sembra essere vicina.
Intanto, alla vigilia della Conferenza di Bonn, a dodici anni
dalla ritirata dei russi dall'Afghanistan, nuovi contingenti a
Kabul per riaprire l'ambasciata e per portare aiuti umanitari.
Sul Corriere della Sera del 26, invece, intervista al principe
Moahammed Al Faisal Al Saud, figlio del re Feisal,
che così si esprime su Osama Bin Laden: "E' solo un pazzo, non
sarebbe in grado di fare niente senza l'appoggio di qualcuno.
Qui da noi lui è una nullità, sono i media americani che lo fanno
apparire un gigante. Ne farete un Che Guevara".
Sul Messaggero del 26, Riccardo De Palo scrive "L'ora
della resa dei conti è finalmente arrivata. Nella notte, con un
continuo sbarco di truppe e di mezzi corazzati, trasportati a
bordo di capienti aerei da trasporto e soprattutto di possenti
elicotteri Chinook, i Marines hanno sferrato l'assalto finale
a Kandahar, roccaforte di Osama Bin Laden e della cosiddetta guida
suprema dei credenti, il mullah Mohammad
Omar. Dalle tre di notte, ora locale, il Pentagono
ha avuto conferma che l'aeroporto era stato finalmente conquistato
e che le ultime truppe talebane avevano lasciato la zona. Quindi
ha deciso di scendere direttamente in campo, inviando truppe di
terra americane con due principali obiettivi: snidare dal suo
nascondiglio lo sceicco del terrore e assumere il controllo della
"capitale" del regime talebano, dove si trovano i palazzi e i
centri di potere del mullah senza un occhio che ha costretto a
vivere nel terrore e nell'indigenza la popolazione afghana. Se
hanno deciso di far rischiare la pelle ai soldati americani con
un'operazione tanto rischiosa, significa che sanno di poter mettere
le mani su Bin Laden, dicono concordi numerosi analisti militari
contattati dai network tv".
Sul Messaggero del 27, la Russia di nuovo a Kabul. "Dodici
anni dopo il ritiro dell'Armata Rossa, la Russia ha iniziato,
alla vigilia della conferenza di Bonn, un ritorno in grande stile
in Afghanistan con un ponte aereo senza precedenti su Kabul dove
si appresta a riaprire la propria ambasciata e ad istituire un
centro per gli aiuti umanitari".
Sul Mattino del 28, in pericolo la vita di un'altra giornalista.
E' una canadese ed è tenuta prigioniera dai Talebani. "Lo ha riferito
Jonathan Steele, del britannico Guardian: un uomo
di etnia pashtun gli ha consegnato la carta di identità di Ken
Hetchman, del Montreal Mirror, e una sua richiesta
d'aiuto. Secondo il racconto del pashtun, i taleban hanno detto
quando ci arrenderemo, se non riceveremo dei soldi forse lo
uccideremo".
Sul Corriere della Sera del 29, la prima vittima americana
della nuova guerra. Basterà la debole stella di questo
eroe americano, morto poco eroicamente mentre interrogava
dei prigionieri, a ridare brillantezza all'immagine dei servizi
segreti, messi sotto accusa per non aver saputo prevenire gli
attentati dell'11 settembre? Le critiche, allora, furono sarcastiche:
Le giovani leve non sono più disposte a mangiar male e dormire
per terra per infiltrarsi in gruppi come Al
Qaeda, scrissero i giornali. E l'epitaffio
di un ex agente fu: La Cia
è stata sconfitta dal fattore PP, paura del mal di pancia.
E' un fatto che la penultima vittima pubblica della Cia
si chiamava John Celli e morì nel 1996 in Medio Oriente,
in un incidente stradale. Johnny M. Spann se non altro
è stato ucciso dal nemico mentre cercava informazioni su
Osama Bin Laden. La sua stella brilla un po' di più".
Sulla Stampa del 29 Fethi Benslama scrive "Dopo
l'undici settembre si è parlato di un Islam umiliato che risponderebbe
col terrore sacrificale per vendicarsi degli Stati Uniti d'America,
o addirittura di quello che viene chiamato Occidente, accusati
di essere gli autori di quest'umiliazione. È un motivo molto pericoloso
da maneggiare; esso tende, sotto le spoglie di un atto di riconoscimento
di un torto, una serie di trappole diaboliche. In primo luogo,
sottintende che gli ideatori dell'attentato siano espressione
dell'Islam e dei musulmani, quindi agiscano in una logica d'onore
e di dignità da ritrovare". Oltre si legge ancora "Il mondo arabo
è causa della propria umiliazione. La responsabilità principale
grava incontestabilmente sui suoi governanti. Ad una generazione
di uomini politici coraggiosi che hanno guidato i loro popoli
ad affrontare le potenze coloniali, a strappare la propria emancipazione
e a guadagnare il rispetto di tutti, è succeduta una generazione
di buoni a poco caratterizzato, con poche eccezioni, da
un mix di mancanza di cultura, corruzione e tirannia. Quanti danni
e quante mistificazioni hanno attirato sui loro popoli! Il catalogo
sarebbe lungo da redigere; è paragonabile al risentimento e al
furore che vengono alla luce. E non è perché i loro abusi non
hanno assunto la forma del lager o del genocidio (in alcuni casi
anche di questo si tratta) che sono meno devastanti".
Sulla Stampa del 29, l'Allenza del Nord continua a non
volere in Afghanistan forze straniere. Yunus Qanooni, ministro
degli Interni dell'Alleanza del Nord, dice in merito a una forza
multinazionale di sicurezza "Non ne vediamo la necessità, non
ne abbiamo bisogno, la sicurezza esiste sul posto. Qualsiasi forza
dovrà essere composta da afghani e soltanto da afghani .
Sulla Stampa di domenica, in un'intervista, Yunus Qanooni
dichiara di volere una: "democrazia che rispetti il modello
afghano. Nessuno al mondo ha l'autorità per dirci come dovrebbe
o non dovrebbe essere. Per prima cosa intendiamo garantire l'unità
nazionale sulla base di un Islam liberale. Non accettiamo altre
visioni del mondo come il laicismo, il secolarismo o il dominio
della religione fondamentalista".
Sul Corriere della Sera del 2 dicembre, il ministro degli
Esteri Abdullah smentisce le affermazioni di Rabbani relative
alle trattative di Bonn: "Ci sono state molte speculazioni
sulle dichiarazioni del presidente. Si è parlato di rottura tra
Rabbani
e la delegazione. Ma la verità è che oggi abbiamo avuto a Kabul
un incontro del Consiglio dei capi e tutti si sono dimostrati
interessati al compromesso. E penso che ci siamo molto vicini".
Cinzia Bianchino/3 dicembre 2001/Grandinotizie.it
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