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Espugnata Kandahar. Il mullah Omar chiede clemenza

Era il 1941 e fu Pearl Harbor. A sessant'anni esatti dall'attacco giapponese, la resa dei Talebani segna un'altra vittoria dell'America. Intanto, si stringe il cerchio intorno alla Somalia e allo Yemen. Navi da guerra tedesche pattuglieranno prima della fine dell'anno lo Stretto di Bab-el-Mandeb e il Golfo di Aden per intercettare navi di Al Qaeda. Washington chiede l'intervento della flotta italiana. Un rapporto Censis rivela un popolo italiano freddo e distaccato nei confronti della guerra.

Su Avvenire del 4 Bruno Bottai scrive "Dalla Conferenza di Bonn un filo di speranza si delinea per quel povero popolo, che comporterà un grosso impegno di assistenza a carico dell'Occidente."

Su Repubblicadi martedì Bernardo Valli traccia una descrizione del mullah Omar, il solitario monarca del terrore "E' iconoclasta, coraggioso, fanatico, umile, intransigente, generoso, oscurantista. Può essere indulgente e spietato. Non come un monarca giusto e bizzoso. Ad ispirarlo sono spesso i sogni che gli fanno da ponte con l'aldilà. Non ha carisma ed è un cattivo predicatore, non è neppure un bravo teologo, un acuto interprete del corano, ma è stato a lungo un capo ascoltato e una guida religiosa rispettata e temuta".

Il Mattino di venerdì scrive "E molti sogni di gloria e di martirio andati in frantumi. Due mesi esatti di guerra hanno dimostrato quanto la sfida di un mullah di campagna, fattosi suprema guida spirituale, e poi indotto, sia pure segretamente, a chiedere per se stesso clemenza, fosse velleitaria e impossibile. Non poteva che andare così. Le leggende e la storia non bastano a rendere per sempre invincibili i popoli. Le preghiere ad Allah salvano l'anima, ma non fermano le blu-bomb in grado di scavare crateri profondi quindici metri. Contro il mondo non si può lottare da soli. Il patrimonio dei deboli può moltiplicarsi se la causa per la quale combattono è giusta al di là di ogni sospetto. La difesa di Osama bin Laden era destinata a trasformarsi in un suicidio militare e politico. È stata, da subito, una sconfitta annunciata. Il mullah Omar sognava la guerriglia delle montagne nel ricordo della guerra ai sovietici, il suo nemico ha volato alto e al riparo nei cieli, riducendone in briciole le trincee".

Sette anni di dittatura, sette dicembre 2001 e la fine del regime talebano. Sul Manifesto del 7 "I taleban si sono arresi. Da ieri mullah Omar non è più il capo supremo degli studenti di teologia, e già oggi i combattenti che fino a ieri difendevano Kandahar cominceranno a deporre le armi. L'annuncio è stato dato ieri pomeriggio dall'Afghan Islamic press, l'agenzia di stampa afghana che ha sede in Pakistan (e che rappresentava una voce semi-ufficiale dei taleban): mullah Omar è pronto alla resa.

SuRepubblica Guido Rampolli osserva "Salvo colpi di coda, la guerra è conclusa: ma la pace non è cominciata. E la resa di Kandahar non è ancora la liberazione. Piuttosto, l'inizio di un interregno ambiguo e instabile in cui andrà definita concretamente la questione più spinosa, la sorte dell'emiro Omar e dei Taliban stranieri intrappolati in città con le loro famiglie. I mullah di fatto hanno esautorato l'emiro, ma vogliono che gli sia concesso di vivere con dignità".

Sempre su Repubblica, Vittorio Zucconi fa una riflessione sull'America e la sua potenza. "Segnata dai 60 anni esatti che intercorrono tra l'attacco giapponese a Pearl Harbor, il 7 dicembre del 1941, e la resa dei Taliban in corso a Kandahar, oggi 7 dicembre del 2001, corre la storia straordinaria di una nazione cresciuta proprio grazie ai suoi nemici, ai suoi aggressori e alle sua paure. Nel tempo della vita di un uomo, nei sessant'anni che hanno scandito l'esistenza dell'America moderna tra le due massime angosce della sua storia, sta racchiusa la parabola di una nazione". Oltre, scrive ancora "L'errore fatale che tutti i nemici degli Stati Uniti commettono è di osservare soltanto l'attualità americana, ignorandone sempre la potenzialità".

Sul Giorno del 9, prove schiaccianti contro Osama Bin Laden. Il vice presidente Richard Cheney commenta il video trovato in Afghanistan e dice che alcuni spezzoni del filmato "mostrano bin Laden insieme a quello che appare essere un religioso. Nel video trovato a Jalalabad, Osama bin Laden, ha detto Cheney, dimostra di avere una conoscenza significativa di quello che era accaduto e si mostrava sorpreso, ma compiaciuto, per il fatto che le torri fossero crollate".

Sul Corriere della Sera di domenica, l'intervento italiano in Somalia. "Washington ha chiesto all'Italia di partecipare al pattugliamento".

Gli italiani e la guerra

A chiarirci le idee su come il popolo italiano vive e affronta la guerra al terrorismo, ci pensa il 35° rapporto del Censis sulla Situazione sociale del Paese.

Repubblica dell'8 commenta il risultato dell'indagine con il titolo "L'Italia anti crisi teme più i furti che la guerra". Maria Stella Conte scrive "la guerra non fa poi così paura, semmai temiamo di più l'avvento dell'euro o la microcriminalità".

Dario Di Vico sul Corriere della Sera di sabato sottolinea "Altro che marce filo-Usa o no global, l'annuale rapporto Censis ci racconta che di fronte ai tragici avvenimenti che sconvolgono il mondo siamo un paese freddo".


Cinzia Bianchino/9 dicembre 2001/Grandinotizie.it



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