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A Cuba i primi prigionieri di guerra: vietati i filmati

Questa è la settimana in cui gli Usa dichiarano chiusa la caccia allo sceicco del terrore nelle grotte dell'Afghanistan. Intanto, l'America fa i conti con il timido pilota quindicenne che muore osannando Bin Laden e i martiri islamici. Cuba appoggia l'America e accoglie nelle sue carceri i primi anonimi prigionieri di guerra.

Sulla Stampa del 7 le affermazioni del direttore di Al Jazeera, il più popolare network televisivo d'inizio millennio: "Non siamo spie, non lavoriamo per l'intelligence di nessun governo. Siamo giornalisti: se Osama bin Laden volesse concedermi un'intervista e io conoscessi il luogo esatto dove si trova, non lo rivelerei a nessuno".

Sui video di Osama, dice: "A decidere se un video deve essere trasmesso è un ristretto gruppo del quale oltre a me fanno parte il capo-redattore, il suo assistente e il capo della produzione. E sono solo ragioni giornalistiche che guidano le nostre scelte: se un video contiene notizie interessanti lo trasmettiamo, altrimenti no. Ho nel cassetto almeno altri dieci video di Osama che non contengono nulla se non ripetizioni di cose già dette o lezioni sul suo stile di vita, e che non abbiamo mai trasmesso. Ovviamente fino a qualche tempo fa era più facile ricevere i nastri. Dopo che gli americani hanno bombardato Kabul, spazzando via anche i nostri uffici oltre alle postazioni di Al Qaeda, i collegamenti sono più difficili, ma attraverso il Pakistan qualcosa continua ad arrivare". Intanto l'America condanna i suoi prigionieri di guerra".

Sul Messaggero dell'8 i risvolti dell'attacco agli Usa dell'11 settembre. "Sono passati quattro mesi dal giorno delle stragi di New York e Washington e, finalmente, molti misteri sono stati chiariti: ad esempio ora sappiamo da dove e come gli attentatori hanno ricevuto finanziamenti e attraverso quali banche. Sappiamo quali sono i Paesi che ospitano Al Qaeda, e quelli che vogliono compiere un vero sforzo per liberarsene. Sappiamo che numerosi attentati erano in fase di preparazione e sono stati evitati. Ma allo stesso tempo che il rischio è ancora esistente, e che in giro per l'Europa potrebbe esserci un maestro bombarolo intenzionato a colpire di nuovo".

Sul Messaggero del 9 "Mentre Kabul si prepara al ritorno, il 25 marzo prossimo, del re 87ettenne Zahir Shah, il sottosegretario alla Difesa Usa Paul Wolfowitz pianta le bandierine sulla mappa del mondo: in un'intervista al New York Times il falco del Pentagono fa capire che l'Iraq di Saddam Hussein sarà per il momento risparmiato. Gli Stati Uniti intendono infatti puntare su Paesi la cui struttura statale e governativa è debole tanto da garantire l'impunità ai terroristi. Quindi Somalia e Yemen, dove per certo si nascondono cellule di Al Qaeda, ma anche Paesi amici come l'Indonesia e le Filippine, i cui governi hanno dato la propria disponibilità ad appoggiare l'intervento armato Usa". Intanto "Il Pentagono ha dichiarato ufficialmente chiusa la caccia a Osama nelle caverne di Tora Bora. Ogni cunicolo, ogni rifugio della regione montana è stato ispezionato e non c'è più nulla di utile da trovare, ha detto il portavoce del ministero della Difesa. Questo nonostante che un ex esponente dei talebani - l'ex vicesegretario del Consiglio di Difesa Javed Ibrahim Paracha - abbia rivelato di aver ascoltato per telefono gli ordini di Osama Bin Laden non più tardi di tre giorni fa, da un rifugio probabilmente in territorio afghano. La Cia prende le dichiarazioni di Paracha col beneficio dell'inventario. Ma sposta comunque il raggio di azione della caccia allo sceicco a Sud-Est del Paese dove sarebbero ancora concentrate sacche di resistenza di Al Qaeda. .

Sul Mattino dell'8 "È spuntata un'altra mela marcia nel giardino delle illusioni americane. Dopo John Walzer, il ventenne californiano disposto a uccidere per Osama bin Laden, l'America deve adesso fare i conti con Charles Bishops, il timido pilota quindicenne disposto a morire nel nome del leader di Al Qaida. Charles, a differenza di Walker, non apparteneva a una famiglia facoltosa. Viveva con la madre in una modesta casetta a due piani a Palm Harbor (in Florida) e lavava gli aerei privati dei ricchi per ottenere uno sconto per le lezioni di volo. Come Walker era molto bravo a scuola. Ma non aveva avuto, a differenza dell'altro, illuminazioni religiose. Era un ragazzo normale - hanno ripetuto in coro insegnanti e compagni di scuola del liceo East Lake (dove frequentava il primo anno) - Parlava poco, aveva pochi amici, ma vestiva e si comportava come tutti gli altri. Amava la poesia, possedeva un terrier bianco che accudiva con tenerezza. Aveva, come Walker, una famiglia sfasciata alle spalle".

Un aereo dei marines con sette uomini a bordo si schianta, in fase di atterraggio, sulle montagne nei pressi della base di Shamsi, non lontano da Quetta, nell'ovest del Pakistan. Il segretario alla difesa americano Donald Rumsfeld informa che sul velivolo c'erano anche alcuni passeggeri. Su Avvenire del 10 si legge "Anche se tutto lascia pensare, finora, a un incidente, la notizia ha drammaticamente ricordato agli americani la pericolosità della missione in Afghanistan. C'è l'ipotesi che il Kc-130 abbia potuto essere centrato da uno Stinger, che proprio gli Stati Uniti fornirono, negli Anni Ottanta, ai guerriglieri che combattevano l'occupazione sovietica".

Sul Messaggero di sabato, la prova-video sui legami tra le 15 persone arrestate nel mese di dicembre e l'organizzazione Al Qaeda. La prova è stata resa nota dalle autorità di Singapore. Il contenuto del video, ritrovato in Afghanistan tra le rovine della dimora di uno dei leader dell'organizzazione terroristica "consiste proprio nella preparazione di attacchi a danno di americani a Singapore - sedi istituzionali e di multinazionali. A Singapore Al Qaida voleva colpire navi della marina Usa in visita nel Paese e sedi di compagnie americane. Altri obiettivi erano l'Alta Commissione britannica, l'ambasciata israeliana, l'Alta Commissione australiana e veicoli con a bordo personale militare statunitense".

Sulla Nazione di sabato, i prezzi della guerra e della ricostruzione "Il ministro ad interim della pianificazione afghano ha detto oggi che il suo paese necessiterà di circa 45 miliardi di dollari di aiuti per i prossimi dieci anni. Il ministro Haji Mohammad Mohaqiq ha detto alla Reuters in un'intervista che le necessità immediate per i prossimi due anni si aggirano sui 15 miliardi di dollari".

Sul Corriere della Sera, spazio ai prigionieri invisibili "Per l'Occidente, sono i prigionieri invisibili di una guerra virtuale, figure remote e indistinte, senza nome e senza volto. Da ieri, giacciono nelle mini-gabbie di ferro e di cemento di un metro e 80 per due metri e 40 nella base americana di Guantanamo a Cuba, nell'area di detenzione provvisoria Camp X-Ray. Vestono la tuta arancione dei detenuti, sono isolati gli uni dagli altri, hanno il capo scoperto e il viso rasato, un'infamia per un guerriero islamico. Li sorvegliano col dito sul grilletto dei mitra anche alcune donne marines, il che per loro rappresenta un'infamia ancora maggiore. Sotto osservazione giorno e notte, con le lampade sempre accese, sotto costante osservazione eppure in un certo senso oscurati, perché nessuno può fotografarli né filmarli: il Pentagono lo ha vietato. L'invisibilità dei primi venti talebani e membri di Al Qaeda giunti a Guantanamo, i most wanted del terrorismo, è la seconda sconfitta subita dai media e dal pubblico internazionali nella guerra dell'Afghanistan. La prima fu l'impossibilità di seguire il conflitto da vicino: il mondo ne colse solo qualche squarcio, nelle rare immagini e nelle conferenze stampa concesse dal Pentagono. La seconda sconfitta è se possibile ancora più bruciante: la giustificazione - l'estrema pericolosità dei detenuti - non regge, perché nessuno è mai fuggito da Camp X-Ray. E' come se l'America volesse nascondere la faccia del nemico dietro una medievale maschera di ferro, come se volesse negargli la sua umanità".


Cinzia Bianchino/Grandinotizie.it 13 gennaio 2002



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