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Estensione del conflitto ad
altri Stati canaglia? Secondo il ministro della difesa italiana e il premier Silvio
Berlusconi, nessun pericolo: la guerra al terrore non coinvolgerà
altri Stati. Intanto, continua la polemica sui prigionieri di Guantanamo e sulla
violazione dei diritti umani. George
W. Bush arriva ad un compromesso parziale, ossia, si applicherà
la Convenzione di Ginevra ai detenuti talebani,
ma non ai combattenti di Al
Qaeda. Intanto, continua il mistero sulla sorte dello sceicco del
terrore.
Sulla Stampa del 5, ancora guerra al terrorismo "Una nuova azione militare
contro il terrorismo internazionale e contro uno dei cosiddetti Stati canaglia,
per esempio l´Iraq e l´Iran attaccati duramente dal presidente Bush nel suo recentissimo
discorso sullo stato dell'Unione? Un'ipotesi altamente improbabile, secondo
il ministro della Difesa Antonio Martino: Sono ragionevolmente ottimista.
L'azione militare in Afghanistan è servita soprattutto come deterrente nei confronti
di altri Paesi, che ora lo sanno: c´è una comunità internazionale pronta a reagire
in modo compatto, sostiene il ministro in margine al convegno Nato-Russia
sul ruolo militare nella lotta antiterrorismo ospitato dal Collegio di
Difesa Nato di Roma. Questi Paesi hanno imparato la lezione: se fosse provato
un loro collegamento con i terroristi rimarrebbero isolati e si troverebbero a
fronteggiare una comunità internazionale pronta a reagire. Di più Martino
non vuole dire: ma la sua precisazione conferma che la linea italiana non coincide,
su questo argomento scottante, con quella dell'amministrazione Bush".
Sul Corriere della Sera del 6, sventata la possibilità di un attacco in
Somalia. Ecco le parole del ministro degli esteri ad interim "Per la Somalia
non c'è alcuna previsione di attacco, perché sembra ormai chiarito che non ci
sono insediamenti terroristici sul suo territorio, ha detto ieri Silvio
Berlusconi alle commissioni Esteri di Camera e Senato. Tendere a escludere
che la prossima tappa della campagna militare antiterrorismo avviata dagli Stati
Uniti sarà Mogadiscio, però, non significa considerare chiusa la partita con la
guerra in Afghanistan. Al popolare Sergio Mattarella che gli domandava
se intendesse stare a guardare cosa decideranno gli americani, Berlusconi
ha risposto come chi assegna di sicuro una precedenza alle scelte di George
Bush: Non stiamo a guardare come si sviluppa il terrorismo. Stiamo a guardare
quali saranno le politiche che il nostro alleato, gli Stati Uniti, il quale è
stato colpito al cuore, sta conducendo".
Sulla Stampa del 6, parola ai presunti complici di Bin Laden "Al di là
della scontata proclamazione d'innocenza, alla fine hanno chiesto soltanto una
cosa: Anche in caso di condanna, non rispediteci nel nostro paese. Perché
le carceri nostrane non saranno certamente il massimo ma certo non assomigliano
neppure lontanamente a Guantanamo, la base americana a Cuba dove sono finiti i
prigionieri di Al Qaeda catturati in Afghanistan. E soprattutto da noi non c'è
la pena di morte, come in Tunisia - dove ci taglierebbero la gola -, il
paese d'origine dei quattro presunti terroristi legati a Osama Bin Laden arrestati
nell'aprile scorso e che ieri hanno affrontato la prima udienza del loro processo
con rito abbreviato. In fondo, se si pensa ai reati di cui sono stati accusati
(dalla falsificazione di documenti alla detenzione e al trasporto di armi da guerra
e aggressivi chimici), i quattro filoterroristi di Al Qaeda se la caveranno abbastanza
bene".
Sul Mattino del 7, il terrore americano. "John Walker Lindh non
è l'unico americano ad essersi lasciato sedurre dai taleban. Anche un giovane
che viveva a Perth Amboy High, tranquilla cittadina dello Stato del New Jersey,
pare si sia arruolato tra gli ex padroni di Kabul e la famiglia lo sta disperatamente
cercando. Hiram Torres, 27 anni, di origini ispaniche, ex studente modello
con velleità rivoluzionarie, nel 1993 uscito dall'università di Yale ad appena
un mese dall'iscrizione, abbandonati gli studi iniziò a viaggiare in Asia. Disgustato
dal materialismo dell'Occidente era partito alla ricerca di un ideale. È stato
in Pakistan e in Bangladesh, da dove tornò con un turbante in testa che non si
toglieva mai".
Sul Manifesto dell'8, convenzione di Ginevra per i prigionieri di Guantanamo,
a Cuba. "Il presidente americano Bush non ha più potuto ignorare le critiche e
le proteste avanzate non solo dalle organizzazioni per i diritti umani, ma persino
da governi alleati sulla applicazione della Convenzione di Ginevra per i prigionieri
di guerra. Bush, che finora aveva ostinatamente respinto queste richieste, ci
ha ripensato. Ma solo parzialmente. Con una ambigua decisione, riferita ieri dal
portavoce della Casa bianca, Ari Fleischer: la Convenzione di Ginevra sarà
applicata ma solo ai detenuti taleban e non ai combattenti di al Qaeda. A nessuno
però sarà riconosciuto lo status di prigioniero di guerra. La distinzione è stata
giustificata con il fatto che, anche se il regime dei taleban non era riconosciuto,
l'Afghanistan è uno stato che ha sottoscritto la Convenzione".
Continua il mistero Osama Bin Laden. Sul Mattino del 10 "Secondo
fonti del quotidiano egiziano Al-Watan all'inizio della guerra in Afghanistan
si trovavano non meno di diecimila combattenti di Al Qaida, l'organizzazione terroristica
di bin Laden. Un corpo militare composto per la stragrande maggioranza da somali,
sauditi e ceceni. I dati del giornale egiziano non sono mai stati smentiti dal
Pentagono che, anzi, valutava la cifra stimata per difetto. Sempre secondo il
Pentagono gli uomini di Osama caduti sul campo non sarebbero più di un migliaio
che, sommati al centinaio scarso di prigionieri trasportati a Guantanamo e ai
600 uccisi nel carcere di Mazar-i-Sharif, danno un totale inferiore alle duemila
unità. Che fine hanno fatto, allora i restanti ottomila? Sempre secondo il quotidiano
egiziano, una parte di essi (circa tremila) avrebbe trovato rifugio in Cecenia
e nella zona di confine a ridosso del Pakistan, la cui popolazione è quasi totalmente
di etnia pashtun, la stessa da cui provenivano gran parte dei taleban. Sul territorio
afghano sarebbero rimasti un migliaio di uomini frazionati in piccole bande armate
dedite alla guerriglia, posizionate per la maggior parte nella zona più settentrionale
del Paese, a ridosso di Mazar-i-Sharif. Ma tra di essi non vi sarebbero i capi
carismatici dell'organizzazione e all'appello mancherebbero ancora diverse migliaia
di uomini. E qui le ipotesi sono tre: o i militanti di Al Qaida erano molti di
meno di quelli stimati, o le perdite inflitte dalle truppe dell'alleanza antiterrorismo
sono state di gran lunga superiori a quelle dichiarate, o, terza e inquietante
ipotesi, bin Laden si sarebbe messo al sicuro con un numero di uomini molto più
ingente di quel che si pensa. Almeno due o tremila. D'altronde lo stesso al-Watan
aveva ipotizzato nei giorni scorsi che lo sceicco saudita si fosse allontanato
dall'Afghanistan con un seguito di circa sette-ottocento soldati. Allontanato,
ma dove? Forse proprio dove nessuno se lo aspetta. Forse proprio in quell'Arabia
Saudita da cui proviene".
Cinzia Bianchino/Grandinotizie.it/10 febbraio 2002
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