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  Incidenti, coincidenze o Bin Laden?
La strategia della tensione
Perché dall'11 settembre non siamo più tranquilli
 
  Osama Bin Laden
 

"Possiamo colpire ovunque. Non sarete più tranquilli". Questo aveva detto con il suo ditino minaccioso Osama Bin Laden in una delle sue ospitate su Al Jazeera. E tranquilli americani e occidentali lo sono sempre di meno. A metterle in fila, le cose che sono successe dall'11 settembre in poi compongono una strategia del terrore che fa davvero paura. E che, nella controstrategia dei comunicatori della Casa Bianca, devono restare scollegate per non alimentare quella psicosi che potrebbe minare le basi della società occidentale e della stessa convivenza.

Sì perché - malgrado le assicurazioni delle autorità - Al Qaeda e la sua guida (poco) spirituale un obiettivo l'hanno raggiunto: farci vivere nella paura. E questa strategia della tensione sembra riuscita. Proviamo a elencare le cose un po' sospette che abbiamo vissuto in questi due mesi.

Dopo che abbiamo visto le Torri gemelle venire giù come un ghiacciolo al sole, passano dieci giorni e il 21 settembre a Tolosa - città nel sud-ovest della Francia - una misteriosa esplosione in una fabbrica petrolchimica (che produce anche componenti per armi chimiche) provoca 29 morti, 2.500 feriti e la psicosi collettiva. Si dice subito, "è incidente, è incidente". Poi si scopre che tra le vittime c'è un tunisino di 35 anni, con forti simpatie per gli integralisti, che aveva addosso un bel po' di mutande di riserva. Pare che le indossino i kamikaze e che servano per arrivare intatti di fronte ad Allah e alle 75 vergini promesse (che ci fai a quel punto resta uno dei misteri del Corano). Le autorità - come avevano fatto subito sia Lionel Jospin che Jacques Chirac - continuano a dire che di incidente si tratta. La Francia è in prima linea nel fronte antiterrorismo.

Lasciando stare Israele - dove gli attentati non fanno quasi più notizia - si arriva a Istanbul: a saltare in aria è un Mc Donald's. "Curdi, sono curdi, sicuramente è opera dei Curdi". Tre feriti e passa la paura. Anche la Turchia è con l'Occidente.

L'episodio più curioso avviene il 4 ottobre. Un aereo russo, un Tupolev 154 che vola da Tel Aviv diretto in Russia precipita nel Mar Nero. Settantasei i morti. Passano pochi minuti e dagli Usa arriva la notizia che ad abbatterlo è stato un missile partito dall'Ucraina. Chi l'ha detto? Un satellite che, si sa, non sbaglia mai. Gli ucraini ci restano male e smentiscono. Parla il ministro della Difesa, poi il presidente. Non serve a nulla. Esperti di cose militari fanno notare che nell'armamentario dell'ex provincia sovietica non esistono missili capaci di arrivare a quell'altezza. Anche questo conta poco: il satellite non mente. Quando il giorno dopo viene ritrovata la cabina di pilotaggio si notano dei fori (proiettili?), come se ci fosse stata una sparatoria a bordo. Inutile. A quel punto il governo ucraino ammette finalmente l'errore: "E' vero siamo stati noi. Il missile è partito durante un'esercitazione militare". Pochi ci credono, ma il caso è chiuso. Inutile dire che anche Russia e Israele fanno parte della coalizione anti Bin Laden. E lo pagano caro.

Due giorni dopo, il 6, ad Al Khobar in Arabia Saudita un kamikaze si fa saltare in aria in un mercato vicino a un'ex base Usa. Due morti e decine di feriti. L'Arabia Saudita dal 1990 ospita basi americane e appoggia - almeno ufficialmente - la lotta al terrorismo.

Altri due giorni, arriviamo all'8 ottobre e mentre parte l'operazione "Enduring Freedom" in Afghanistan, cominciano i morti per carbonchio negli Usa. Il rapporto sembra evidente anche a un bambino. Non alle autorità americane che - al quarto morto e dopo che le lettere all'antrace sono arrivate ai principali media del Paese, al Congresso, alla Casa Bianca, alla Cia, al Pentagono - cominciano a parlare di fantomatiche organizzazioni di destra anti-abortiste che starebbero dietro l'attacco. Emergono prove che legano Mohammed Atta (uno dei dirottatori) ai servizi segreti iracheni e all'utilizzo di antrace. Un farmacista della Florida riconosce nell'attentatore l'uomo che con tracce evidenti di una malattia alle mani chiedeva informazioni su fertilizzanti e cose simili. Eppoi le lettere risultano partite proprio dalla zona dove erano sicuramente presenti delle cellule di Al Qaeda. Ma per l'Fbi si "tratta sicuramente di un occidentale". Uno di noi, quindi, niente paura.

L'ultimo episodio, l'Airbus che si schianta sul quartiere del Queens di New York e fa 269 morti, rasenta l'incredibile. Stessa ora dell'11 settembre, stessa città, stessa compagnia aerea. In più il 12 novembre era indicato da giorni come data a rischio (esisteva anche un rapporto del Viminale). Quando la Cnn parte con la sua breaking news è evidente a tutti che si tratta dell'ennesimo attentato terroristico. Anche l'Fbi parla di esplosione a bordo. Poi, invece, le indagini vengono passate al Ntsb (l'ente che si occupa della sicurezza dei voli) e derubricate da probabile attentato a sicuro incidente. "Un motore si è staccato durante la fase di decollo" è la versione ormai acclarata. Se è vero, i newyorchesi devono andare a farsi benedire dalla Madonna di Lourdes.

Non sappiamo se Osama Bin Laden e la sua cupola siano in grado di realizzare tutto questo. Lui - nei video e nelle interviste - dice di sì, ma poi non rivendica apertamente gli attentati (non è mai successo neanche per quelli alle ambasciate americane del '98).

Ma a metterli in fila tutti questi episodi, viene la pelle d'oca. E la strategia funziona, se pensiamo che più d'un tassista che ti viene a prendere a Milano ti dice che "nessuno lo dice ufficialmente, ma anche gli incidenti a Linate - e forse al Gottardo - in realtà sono opera dei terroristi". Allora capisci che almeno su un fronte Bin Laden sta vincendo: nella strategia della tensione. E per il momento gli basta: "Non sarete più tranquilli".

Stefano Saletti

 
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  Grandinotizie.it/ 13/novembre/2001
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