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Conviene prendere Osama Bin Laden adesso? In molti non ne sono convinti. Vediamo perché. Catturare il capo di Al Qaeda, significherebbe per l’opinione pubblica che la guerra al terrorismo è vinta. E al Pentagono sanno che non è così, anzi. Ma come continuare bombardamenti, incursioni e missioni con in mano Osama? Praticamente impossibile. La già fragile coalizione internazionale antiterrore si scioglierebbe un attimo dopo e un bel po’ di fanatici resterebbero protetti dai vari Stati canaglia individuati dagli Usa.
Ecco perché paradossalmente oggi Bin Laden fa più comodo vivo e nascosto – magari sotto controllo di qualche satellite o dell’intelligence – piuttosto che martire e icona per migliaia di potenziali kamikaze.
Ma qui entra in scena l’Iraq. Tutti hanno capito che sarà il prossimo obiettivo di “Enduring Freedom”. Bush piccolo deve lavare l’onta dell’errore del papà, che dieci anni fa al termine della vittoriosa Guerra del Golfo lasciò Saddam Hussein al suo posto: aveva paura di destabilizzare l’area poiché Arabia Saudita e Iran non si mettevano d’accordo sul dopo rais.
Ma proprio da Saddam potrebbe arrivare la sorpresa: consegnare agli americani in un bel piattino la testa di Osama. Sarebbe un colpo di genio: in questa maniera salverebbe il regime, spaccherebbe la coalizione antiterrore (chi se la sentirebbe più di andare a sganciare un bel po’ di bombe su Bagdad), darebbe l’illusione all’Occidente di aver vinto. Come nel ’91.
La notizia circola negli ambienti dei servizi segreti israeliani, finora silenti, ma di solito ben informati. Non a caso sono gli unici ad avere un’intelligence capace di infiltrarsi nelle pieghe dell’integralismo (cosa che si è dimostrata assai difficile per la Cia).
Nei prossimi giorni, quindi, potremmo assistere al paradosso di islamici che consegnano il loro guru spiritual-mediatico agli Usa e di occidentali che lo terrebbero volentieri in fuga perenne: avvistato un giorno in Pakistan e l’altro in Sudan. Altrimenti, perché – mentre l’Alleanza del Nord conquista provincia su provincia in Afghanistan e marcia sull’ultimo avamposto talebano di Kandahar – Donald Rumsfeld a ogni briefing continua a ripetere: "La guerra è ancora lunga, serviranno anni?". Come a dire, regali – da chi è forse il vero mandante degli attentati dell’11 settembre – non ne vogliamo: siamo pronti a colpirti.
Nelle prossime ore si capirà se il famigerato Mossad ha visto giusto, se il regalo arriva davvero, oppure se Osama continuerà a essere "l’imprendibile”.
Stefano Saletti
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