| |
Consulta anche il Fatto Egitto
È il presidente egiziano che, rimasto in carica per circa dieci anni, riuscì a sconvolgere ripetutamente l'intero mondo arabo. Prima distrusse, lui che era stato al fianco di Nasser dal colpo di stato del 1952 fino alla sua morte, il sistema politico nasseriano, poi attaccò a sorpresa Israele nella guerra dello Yom Kippur, si recò in visita a Gerusalemme nel 1977 e poi firmò lo storico trattato di pace con Israele del 1979. Anwar as-Sadat - che sarà assassinato per mano araba - nasce a Mit Abu I-Kawm, nel Basso Egitto, nel 1918. Si trasferisce al Cairo all'età di sette anni, dove compie i propri studi e dove si diploma, nel 1938, alla Regia accademia militare.
Nella sua autobiografia (In cerca di una identità, 1978) affermerà di aver nutrito fin da giovanissimo sentimenti nazionalisti. Ciò che è certo è che venne arrestato due volte durante la seconda guerra mondiale per aver cooperato con i tedeschi, che venne processato, e poi prosciolto, per aver partecipato al piano di eliminazione di un politico, nel 1946, e che promosse attivamente un'organizzazione cospirativa all'interno delle forze armate, che mirava alla liberazione dell'Egitto dal controllo britannico. E che, sotto il nome di "ufficiali liberi", il 23 luglio 1952 compì il colpo di stato che portò alla deposizione dal trono del re Faruk.
Dopo la rivoluzione e dopo la deposizione del presidente Naguib, durante la quale fu sempre al fianco di Nasser, ha importanti incarichi, come la segreteria dell'Unione nazionale (il partito unico) e la presidenza dell'assemblea nazionale. Fu anche vicepresidente in due periodi, dal 1964 al 1966 e dal 1969 al 1970.
Alla morte di Nasser, il 15 ottobre 1970 viene eletto presidente dell'Egitto. Si scontra subito con la sinistra nasseriana ed è costretto, per sconfiggerla, ad attuare un atto di forza, il 15 maggio 1971. A tal proposito Sadat parlerà di una "seconda rivoluzione", ed in effetti dà avvio ad un'opera di vera e propria demolizione del sistema di politica interna ed estera creato dal suo predecessore: concede nuovo spazio all'attività dei privati, apre alle potenze occidentali e, due anni dopo la presa del potere, chiede il ritiro dall'Egitto dei consiglieri militari sovietici e di circa ventimila uomini del personale militare sovietico.
Riguardo la questione dei territori occupati da Israele durante la guerra dei sei giorni, dapprima stringe un accordo con l'Arabia Saudita (prezioso tramite con gli Stati Uniti) e poi, il 6 ottobre 1973, giorno dello Yom Kippur ebraico sferra, insieme alla Siria, un attacco a sorpresa contro le forze israeliane, riuscendo a riattraversare il canale di Suez e a mettere in seria difficoltà Israele per alcuni giorni. La guerra dello Yom Kippur rese evidente la debolezza dei circa tre milioni di ebrei in confronto alla coalizione araba e dimostrò anche che l'esercito arabo, potendo contare sull'appoggio militare sovietico, era ora tanto forte quanto quello israeliano. Tuttavia, tale guerra non servì né a ridargli il controllo del canale di Suez, né gli permise di giungere ad un accordo di pace favorevole. Considerandola necessaria per superare i problemi economici derivanti dai tanti anni di scontri con Israele ed anche indispensabile per apportare un nuovo sviluppo economico in Egitto, Sadat decide di compiere un gesto che sconvolgerà il mondo intero: il 19 novembre 1977, infatti, si reca in visita a Gerusalemme dove terrà un colloquio col primo ministro israeliano Menahem Begin ed anche un discorso alla Knesset. Nel dicembre successivo riceve in Egitto lo stesso Begin, col quale, nel settembre 1978 si incontra nuovamente a Camp David, alla presenza del presidente statunitense Jimmy Carter, per discutere un trattato di pace che verrà siglato il 26 marzo 1979, a Washington. La comunità internazionale lo ricompensa assegnandogli, sempre nel 1978, il premio Nobel per la pace (insieme a Begin), ma viene condannato come traditore dai palestinesi e dagli altri governi arabi.
Nel settembre 1981, ordina l'arresto di circa 1.600 dissidenti, integralisti islamici e comunisti. Un mese dopo, il 6 ottobre, durante una parata militare al Cairo, in un attentato pianificato dagli stessi integralisti, viene ucciso per mano di tre soldati.
|