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Renato Ruggiero si laurea giovanissimo in Giurisprudenza a Napoli ed inizia la carriera diplomatica nel 1953. E’ ambasciatore in Brasile, Urss, Stati Uniti e Jugoslavia. Dal 1969 al 1978 lavora presso la Commissione Europea a Bruxelles. Fino al 1973 è presidente della Commissione e lavora per l’entrata del Regno Unito nella Comunità Europea. Si mette in luce per le grandi capacità di negoziatore. Tratta l’entrata dell’Italia nel Sistema monetario europeo nel ruolo di consigliere diplomatico del presidente del Consiglio dei ministri e capo gabinetto di due ministri degli Esteri.
Nel 1980 è nominato ambasciatore e rappresentante permanente dell’Italia presso la Comunità europea a Bruxelles. Rientra a Roma nel 1984 e ricopre importanti incarichi governativi. Presso il ministero degli Esteri è direttore generale degli Affari Economici (1984-85) e poi segretario generale (1985-87). Partecipa a sette summit economici del G7 e viene nominato presidente del Comitato esecutivo dell’Ocse. Tra il 1987 e il 1991 è ministro per il Commercio con l’Estero nei governi di Giovanni Goria, Ciriaco De Mita e Giulio Andreotti. Interpreta il suo ruolo con slancio, liberalizzando il commercio estero dei movimenti di capitale.
Nel 1991 lascia gli incarichi di governo e approda alla Fiat. Entra nel consiglio d’amministrazione e contemporaneamente lavora come consulente per numerose società europee e statunitensi. Nel 1995 è nominato direttore generale della World Trade Organization a Ginevra. Quando nel 1999 il mandato scade, Ruggiero è nominato presidente dell’Eni. Ma rimane in carica pochi mesi perché nel settembre 1999 va a dirigere la Schroeder Salomon Smith Barney, potente e autorevole merchant bank.
Una carriera di altissimo livello, una vita spesa tra i potenti delle Terra. Quando Silvio Berlusconi annuncia che sarà Ruggiero il suo ministro degli Esteri, la sorpresa è generale. Si tratta di un nome di prestigio assoluto e la scelta spiazza avversari ed osservatori. La scelta di Ruggiero sarebbe avvenuta durante un incontro tra Berlusconi, Gianni Agnelli e l’ex Segretario di Stato Usa Henry Kissinger.
Gli Stati Uniti avrebbero preteso una nome gradito alla Farnesina come condizione per un rapporto collaborativo col nuovo esecutivo. Ruggiero sembra perciò l’uomo giusto al posto giusto.
Nell'agosto 2001 si reca in Palestina per un'opera di mediazione tra Arafat ed il governo israeliano.
Nel gennaio 2002 dopo una serie di "dissapori" con parte dell'esecutivo e dopo un lungo incontro con Berlusconi si dimette da Ministro degli Esteri.
Dicono di lui: Umberto Bossi: “La scelta di Ruggiero agli Esteri è incompatibile con la storia della Lega”. Cesare Romiti: “Ruggiero sarebbe un ministro degli esteri eccellente”.
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