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Aveva 39 anni, Maria Grazia Cutuli. Era nata a Catania nel 1962. Laureata in Lettere, voleva fare la reporter ed aveva cominciato la professione collaborando con il quotidiano La Sicilia. Si occupava di spettacolo, costume, problemi giovanili. Diventa così giornalista, lavora come responsabile dell'Ufficio stampa della Camera del lavoro Cgil di Catania e collabora con Telecolor televisione regionale siciliana e con il settimanale Sud.
Arriva la prima occasione. Si trasferisce a Milano. Lavora a Centocose, poi ad Epoca. Qui entra a far parte della redazione esteri svolgendo presto il ruolo di inviata speciale. Ex Jugoslavia, Medio Oriente, Gerusalemme le sue aree di interesse.
Entra al Corriere della Sera. Segue la guerra civile in Ruanda. Il problema dei profughi la colpisce personalmente. Inizia a collaborare con L'Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite e viene talmente coinvolta dalla questione che chiede un periodo di "aspettattiva" al suo giornale per dedicarvisi completamente: Un periodo straordinariamente intenso del quale amava parlare a lungo.
Dopo il rientro al Corriere a Milano riprende il suo lavoro di "inviata".
E' l'Afghanistan il Paese che fino alla fine marca la sua vita. Vi si reca più volte. In una viene sequestrata per un breve periodo dai Talebani che aveva cercato di incontrare per un reportage. Intervista il comandante Massud, il leggendario Leone del Panshir, che sarà poi ucciso alla vigilia dell'attacco alle Torri Gemelle.
E' a Gerusalemme l'11 settembre il giorno che diede il via a tutto.
Poi quell'ultimo viaggio. Vola in Pakistan, prima a Islamabad e quindi a Peshwar. Entra in Afgahanistan. Scrive il suo ultimo articolo il giorno prima di morire.
Sul Corriere della Sera il 20 novembre 2001 firma in prima pagina: parla del ritrovamento di gas nervino in un rifugio di Osama Bin Laden. Un'esclusiva. Ma non potrà mai leggere quel giornale.
Lo stesso giorno sull strada che collega Jalalabad e Kabul la uccidono con tre altri colleghi. Per prima. A sangue freddo.
Casualità? Vendetta dopo le notizie che aveva appena pubblicato?
Forse non lo sapremo mai.
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